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lunedì 7 novembre 2011

Robocop: un film cult che vale la pena vedere?

Recensione del film Robocop



Robocop è un film che non avevo mai visto, fatto che costituiva una grave lacuna per un appassionato di film fantastici, trattandosi di un vero e proprio film culto degli anni 80.

Tuttavia, non mi ha mai ispirato, e l'ho sempre visto come un fratello povero di Terminator.

Il regista è Paul Verhoeven I, regista assai famoso in quegli anni, grazie a pellicole d'effetto come lo stesso Robocop, Basic instinct, Starhip troopers, Showgirls.

Elementi in comune tra i film: azione e sensualità, elementi con cui evidentemente Verhoven ha deciso di colpire il pubblico.

Azione e violenza, occorre precisare, almeno nel caso di Robocop, che è ambientato in un prossimo futuro in cui il tasso di criminalità è altissimo e in cui la polizia, per farvi fronte, ha deciso di portare avanti l'esperimento di un poliziotto cyborg, nato dal cadavere di un poliziotto appena morto durante il servizio.

Da qui un crescendo rossiniano di azione e violenza, per l'appunto, col cyborg Robocop alle prese con una banda di gangster.

Robocop, alla fine della fiera, si riassume tutto nel binomio appena citato, visto che altro non c'è oltre che azione, violenza ed effetti speciali allegati.

Dialoghi e personaggi sono tutt'altro che memorabili, la fotografia del film non è certo spettacolare.

Alla fine, il mio istinto non aveva torto, nel senso che davvero Robocop è il fratello povero di Terminator (film ben più riuscito), e probabilmente, almeno ai miei occhi, non vale la pena vederlo.


Fonte della recensione del film Robocop

giovedì 27 ottobre 2011

Fanboys: un road movie tutto da ridere?

Recensione del film Fanboys


La recensione che Cinema e film vi propone questa volta è su Fanboys, una commedia girata da Kyle Newman nel 2008 ma ambientata dieci anni prima, ossia alla vigilia dell'uscita del primo film di Star Wars.

Protagonisti della pellicola i giovani attori Jay Baruchel (L’apprendista stregone) e Kristen Bell (Veronica Mars) e Dan Fogler, i quali interpretano un gruppo di grandi appassionati della saga di Lucas, talmente grandi da essere disposti a penetrare negli uffici del produttore per rubare il nastro del primo episodio, e vederselo in anteprima.

Il programa include una sorta di viaggio su strada, durante il quale, come da tradizione commedie usa, succederà un po' di tutto, dalle risse con i fan di Star Trek agli incontri sexy.

Fanboys fa spesso sorridere, e qualche volta ridere, ma non rimarrà certamente nella storia del cinema, rimanendo esattamente quello che sembra: una commediola sneza pretese per passare una serata spensierata, magari con amici.

Da citare il cameo di Kevin Smith, attore e regista di film altrettanto comico-demenziali come Clerks, Dogma e Zack e Miri.



Fonte della recensione del film Fanboys

lunedì 17 ottobre 2011

Prendi i soldi e scappa: il primo, divertentissimo film di Woody Allen!

Recensione del film di Woody Allen Prendi i soldi e scappa



Prendi i soldi e scappa è ormai il film di Woody Allen numero ventuno che recensisco; tuttavia, questo è il primo cronologicamente parlando, visto che risale al lontano 1969.

Se ne ho visti tanti, tra cui gli strepitosi Il dormiglione, Manhattan, La dea dell’amore, La maledizione dello scorpione di giada, Amore e guerra, significa evidentemente che sono un fan di Woody Allen.

Di cui non mi stupisco la carriera brillante, considerando questo primo film, nonchè, in particolare, l'incipit dello stesso: 8 minuti di irresistibile e serrata ironia.

Prendi i soldi e scappa vede come protagonista Virgil Stardwell, un giovane di Baltimora intelligente ma un po' inetto socialmente, tanto che finisce per prendere la pericolosa strada del crimine. Per quanto il crimine di Woody Allen sia un crimine decisamente un po' semplicistico e simpatico.

Durante la sua non troppo fulgida carriera criminale, Virgil conoscerà la bella Louise, di cui si innamorerà subito ma che comunque non lo distoglierà dai suoi progetti illegali.

Prendi i soldi e scappa si muove dunque tra commedia e storia d'amore, anche se il primo elemento è nettamente prevalente: gag visive e verbali non si contano nemmeno, e il film fa ridere e sorridere spesso.

Certo, si contano anche delle manchevolezze, con la storia che in fondo è persino un po' tropo naif. Il ritmo rapido e incessante tuttavia non fa riflettere lo spettatore su quello che manca e anzi lo fa godere di quel buono che c'è.

Non siamo ai livelli di umorismo dei film di Woody Allen citati in apertura, tuttavia anche Prendi i soldi e scappa è un film che mertita assolutamente di essere visto.



Fonte della recensione del film di Woody Allen Prendi i soldi e scappa

lunedì 3 ottobre 2011

Animal house: film culto del 1978 con John Belushi...

Recensione del film con John Belushi Animal house



Animal house è un film del 1978 diretto da John Landis, il medesimo regista di film culto come la commedia The blues brothers e l'horror Ai confini della realtà, nonchè regista di videoclip musicali poi passati alla storia (ad esempio Thriller di Michael Jackson).

Il suo protagonista è John Belushi (protagonista di The blues brothers con Dan Aykroyd), anche se avrebbe dovuto essere Bill Murray (protagonista di Ghostbusters con lo stesso Dan Aykroyd).

Ecco la trama di Animal house, se di trama si può parlare: Larry e Kent sono due matricole universitarie alla ricerca di una confraternita cui unirsi. Essend scalcinati essi stessi, finiranno nell'altrettanto scalcinata Delta Tau Chi, al cui interno si distingue per "meriti" John Blutarsky, detto Bluto, personaggio a dir poco eccentrico... e non l'unico, come si vedrà.

Il film in sostanza è una lunga sequela di gag e situazioni comiche più o meno disastrose in pieno stile commedia demenziale

Anzi, parliamo di un film che in qualche modo ha fatto scuola, avviando il genere commedia demenziale adolescenziale-giovanile, che poi avrebbe avuto esponenti come Porky's o American pie.

Sfortunatamente, Animal house non propone un umorismo di qualità, rimanendo sempre terra terra, e non presenta dialoghi brillanti o personaggi interessanti, a meno che per interessanti non si intenda distruttivi e stupidi.

In qualche modo, però, il film è passato alla storia, forse per l'essere anticonformista in quel periodo, tanto da essere considerato un film cult da molti appassionati.

Non attendetevi comunque ironia acuta, ma solo divertimento qualunque.


Fonte della recensione del film con John Belushi Animal house

giovedì 29 settembre 2011

Hannah e le sue sorelle: commedia-dramma sentimentale in stile Woody Allen...

Recensione del film di Woody Allen Hannah e le sue sorelle



Hannah e le sue sorelle è un film di Woody Allen del 1985, con un cast piuttosto ricco: oltre allo stesso Woody Allen, Mia Farrow, Michael Caine e Barbara Hershey nei ruoli principali,nonchè un paio di comparse di grido come Max von Sydow e John Turturro.

Il film, pluripremiato, da alcuni è indicato come il miglior film di Woody Allen, e in sostanza è una sinergia tra commedia e dramma sentimentale, denso di personaggi e di incroci, sentimentali o meno.

I protagonisti sono Hannah, ex moglie di Mickey e attuale moglie di Elliot, il quale si invachisce della di lei sorella, Lee, mentre l'altra sorella, la vivace Holly, Hannah tenterà di piazzare con l'ex marito Mickey.

In mezzo, svariati altri personaggi, tra cui gli ancora arzilli genitori delle tre sorelle.

Hannah e le sue sorelle nei fatti è una commedia sull'amore, sui sentimenti e sulle relazioni, più seria e meno divertente della media dei film di Woody Allen, ma comunque godibile.

Quello che è il diciannovesimo film di Woody Allen che recensisco sul sito non è uno dei miei preferiti in assoluto (che sono Amore e guerra, La dea dell’amore, La maledizione dello scorpione di giada, Manhattan), ma comunque l'ho trovato gradevole.

Quali che siano i vostri preferiti, buona visione.


Fonte della recensione del film di Woody Allen Hannah e le sue sorelle

martedì 27 settembre 2011

Adele e l'enigma del faraone: buona commedia surreale di Luc Besson!

Recensione del film Adele e l'enigma del faraone



Sono un fan del regista Luc Besson, e non a caso mi sono guardato, sempre con gusto, i suoi vari Angel-A, Il quinto elemento, Leon, Arthur e il popolo dei Minimei, i quali tra l'altro sono film assai diversi l'uno dall'altro (l'ultimo è addirittura un film d'animazione), fatto che testimonia la grande elasticità del regista francese.

Francese, ma con forte contaminazioni americane, fatto evidente in una certa spettacolarità dei suoi prodotti, che comunque conservano un forte senso di surrealità tipicamente francese.

Che personalmente apprezzo assai, e ciò spiega come mai su Cinema e film siano passati film come Il pianeta verde, Il favoloso mondo di Amelie, Carissima me, Amami se hai il coraggio, Lezioni di felicità.

Stavolta è la volta di Adele e l'enigma del faraone, film di Luc Besson tra archeologia, storia, giallo e umorismo. La protagonista p Adele Blanc-Sec, sorta di Lara Croft ante-litteram, donna parigina del 1911 sempre in mezzo agli eventi più improbabili, come la nascita di uno pterodattilo!

Adele indagherà sul caso, alternando azione e umorismo, oltre che un'aria decisamente sensuale, fatto che ingentilisce il film, che può tra l'altro vantare dei buoni dialoghi e una buona sceneggiatura, oltre che una buona caratterizzazione dei personaggi, per quanto forse un po' troppo caricaturati.

Complessivamente, Adele e l'enigma del faraone è un film gradevole e originale, che non a caso ha vinto anche qualche premio cinematografico.

Se desiderate una sorta di Indiana Jones più grazioso e sardonico, Adele potrebbe fare al caso vostro.


Fonte della recensione del film Adele e l'enigma del faraone

mercoledì 21 settembre 2011

Harry Potter e i doni della morte - Parte II: ancora un mezzo fallimento di David Yates...

Recensione del film di David Yates Harry Potter e i doni della morte - Parte II



Con Harry Potter e i doni della morte - Parte II si è conclusa anche in ambito cinema la saga di Harry Potter, creata dalla scrittrice J.K. Rowling è ormai celeberrima.

Sfortunatamente, si è conclusa con David Yates dietro la macchina da presa, sarebbe a dire lo stesso regista con cui la qualità dei film di Harry Potter è letteralmente crollata: al discreto Harry Potter e l’Ordine della Fenice era seguito il pessimo Harry Potter e il Principe mezzosangue, e poi il mediocre Harry Potter e i doni della morte - Parte I.

Film decisamente lontani dai livelli dei primi quattro della saga, diretti da Chris Columbus, Alfonso Cuaron e Mike Newell, ritenuti tuttavia più registi per ragazzi, laddove agli ultimi episodi si voleva dare un taglio decisamente più adulto-orrorifico.

Se da un lato si è guadagnato qualcosa in questa direzione, dall'altro lato tuttavia si è perso molto di più tanto nell'atmosfera magica tipica dei romanzi di Harry Potter (e dei primi film), quanto nelle relazioni tra i protagonisti, Harry, Hermione, Ron e amici vari.

Anzi, a dirla tutta alcuni momenti clou dei libri, vere scene madri, sono stati o ignorati da Yates, o resi in modo ridicolo.

Ad ogni modo, ecco la trama: Voldemort si è impadronito del Ministero della Magia, così come della bacchetta di sambuco (la cui storia la Rowling ha raccontanto nel libro esterno alla saga di Harry Potter Le fiabe di Beda il Bardo), mentre la situazione per Harry è a dir poco grigia: costretto alla latitanza, vede i suoi amici e conoscenti cadere uno a uno, si sente impotente nella distruzione degli horcrux e per di più è costretto a litigio con Ron.

Il film è meno lungo di quanto ci si potrebbe attendere dati i precedenti episodi, cosa che comunque non giustifica David Yates nei suoi tagli scriteriati, risultando un film di discreta tensione e spettacolarità, ma decisamente carente nei puoi testè citati.

Complessivamente, il giudizio su Harry Potter e i doni della morte - Parte II è appena sufficiente: la saga di Harry Potter però avrebbe meritato molto di più.



Fonte della recensione del film di David Yates Harry Potter e i doni della morte - Parte II

lunedì 5 settembre 2011

Tony Manero: un film assolutamente da evitare?

Recensione del film Tony Manero



Se l'ultimo film recensito era stato una commedia (Harry a pezzi, Woody Allen), ad esso segue un film drammatico: Tony Manero, film del 2008 di Pablo Larrain.

Il film è ambientato nel Cile degli anni 70, durante il regime di Pinochet e in un periodo sociale decisamente instabile e pericoloso, con scontri tra polizia e ribelli e un alto tasso di criminalità.

Il protagonista della storia è Raul Peralta, un disoccupato di mezz'età fissato con il ballo e con John Travolta, tanto da preparare uno spettacolo dedicato alla figura di Tony Manero, e tanto da partecipare a una trasmissione televisiva per il miglior Tony Manero cileno...

A fare da contorno a Raul, la sua amante, anch'essa ballerina, la di lei figlia, nonchè altri personaggi secondari.

Lo scarso senso civile del Cile di quel periodo diventa uno scarso, per non dire nullo, senso umano in Raul, disposto letteralmente a tutto pur di ottenere il suo obiettivo.

In questo senso, Tony Manero è una lunga sequela di azioni squallide e moralmente deprecabili, senza neppure un briciolo di umorismo, di felicità o anche solo di serenità.

Non certamente il mio genere di film, dunque, e anzi mi sento di sconsigliare Tony Manero... a meno che, per l'appunto, non si voglia assistere a un panorama umano assai basso e deprimente.



Fonte della recensione del film Tony Manero

venerdì 2 settembre 2011

Harry a pezzi: film di Woody Allen tra la commedia e il grottesco...

Recensione del film di Woody Allen Harry a pezzi



Harry a pezzi è l'ennesimo film di Woody Allen che recensisco sul sito: il sedicesimo film in totale, e segue le recenti recensioni di Io e Annie e Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni.

Woody Allen è di gran lunga il regista più rappresentato su Cinema e film, seguito, ma a lunga distanza, da
Terry Gilliam, Hayao Miyazaki e David Cronenberg.

La data di Harry a pezzi è il 1997, ossia il periodo di mezzo di Woody Allen, a metà strada tra quello vecchia maniera, tutto ironia e motteggi, e quello più recente, più introspettivo e psicologico.

Harry a pezzi riflette tale fattore mediano, risultando certamente ironico e divertente, ma offrendo anche spunti di riflessione, ed essendo anzi un lungo spunto di riflessione, dato che il personaggi centrale, Harry Block, decisamente autobiografico, vive un periodo di introspezione emotiva e interpersonale, che lo porta a riflettere, e con lui i suoi spettatori, sulle relazioni umane e le cose che contano nella vita.

Woody Allen, peraltro, è accompagnato in questo film da un cast molto ricco: tra prime parti e parti secondarie abbiamo difatti Billy Crystal, Kirstie Alley, Demi Moore, Robin Williams, Paul Giamatti, Tobey Maguire, Jennifer Garner.

Il film tra le altre cose ha una forte valenza grottesca, fatta di discese negli inferi, persone fuori fuoco, etc.

Complessivamente Harry a pezzi è un discreto film, originale e divertente, anche se a tratti si perde tra i numerosi salti temporali e i numerosi personaggi. Discreto, dunque, ma ben lontano dai capolavori di Woody Allen, ossia Manhattan, Amore e guerra, La dea dell’amore...


Fonte della recensione del film di Woody Allen Harry a pezzi

lunedì 29 agosto 2011

Zack e Miri - Amore a primo sesso: un buon film-commedia??

Recensione del film Zack e Miri - Amore a primo sesso


Ogni tanto guardo dei film pescati letteralmente a caso su internet, e la recensione di oggi è dedicata a uno di questi: Zack e Miri - Amore a primo sesso.

Il regista mi è ben noto, essendo quel Kevin Smith giò noto per Clerks - Commessi (che non mi è piaciuto molto) e per Dogma (che al contrario ho apprezzato parecchio).

Sfortunatamente, Zack e Miri - Amore a primo sesso non mi è piaciuto per nulla.

Ma andiamo a vedere la trama: Zack e Miri sono due vecchi amici, nonchè coinquilini. Ambo in bolletta, un bel giorno vengono loro staccata la luce e l'acqua.

Per risollevare le loro sorti finanziarie i due partoriscono un progetto piuttosto anomale: un film porno casereccio, con scenografia e attori improvvisati (tra cui loro stessi).

Finirà nel modo più prevedibile e banale possibile...

In effetti, Zack e Miri - Amore a primo sesso non brilla certo per originalità, e nemmeno per dialoghi o per umorismo, devo dire, risultando a tutti i livelli pacchiano a piatto.

Per lo meno, tuttavia, non affonda del tutto nel momento in cui si sarebbe potuto ipotizzare un naufragio completo, sarebbe a dire allorquando nel film si inizia a girare il film porno.

Anzi, paradossalmente in questo frangente la storia migliora un pochino, anche se non tanto da meritarsi una valutazione positiva.

Insomma, tirando le fila del discorso, Zack e Miri - Amore a primo sesso è una commedia demenziale sciatta e abbastanza insulsa. Piuttosto che vedervi questo film, vi consiglio altre commedie demenzial-umoristiche-scanzonate, come Fatti, strafatti e strafighe, Tutte pazze per Charlie, Lo strizzacervelli, Benvenuti a Zombieland, Zohan, Scary movie 3, La cena dei cretini, Una top model nel mio letto, American pie, Casino royale, Hollywood party, Le folli avventure di Rabbi Jacob, etc.



Fonte della recensione del film Zack e Miri - Amore a primo sesso

mercoledì 10 agosto 2011

Carissima me: deliziosa commedia surreale con Sophie Marceau!

Recensione del film con Sophie Marceau Carissima me



Carissima me è l'ennesimo film francese che recensisco sul sito, subito dopo un altro film francese, La crisi!, e a seguito di una folta colonia di rappresentanti, più o meno sconosciuti, come 8 donne e un mistero, Le folli avventure di Rabbi Jacob, Lezioni di felicità, La cena dei cretini, Una top model nel mio letto, Il pianeta verde, Sta’ zitto, non rompere, etc.

Il nome del regista di Carissima me non è certo un nome di grido, Yann Samuell, ma la sua attrice principale viceversa è un nome praticamente storico, dato che è quella Sophie Marceau che aveva fatto epoca da ragazzina con Il tempo delle mele.

Ebbene, ora Sophie Marceau è una quarantenne veramente in forma, e proprio i 40 anni sono la scusa che dà l'avvio al film, in cui la protagonista centrale, Marguerite (che però si fa chiamare Margaret), riceve una misteriosa lettera da un misterioso vecchio.

Chi è, e perchè gli consegna lettere scritte da lei stessa quando era bambina?

Carissima me mischia presente e flashback, nonchè scene recitate e animazioni, proponendoci una storia di crescita personale al contrario, con l'io bambino che insegna all'io adulto, che ha nel mentre dimenticato alcune cose importanti della vita e dei propri sogni.

Non è un caso che il titolo originale del film sia L’age de raison, con l'età della ragione che all'anagrafe è quella adulta, ma che spesso, intesa come saggezza, è quella dell'infanzia.

Il messaggio di fondo di Carissima me è "diventa chi sei", un messaggio molto bello che aggiunge valore a quello che è un buon film, gradevole, originale e molto colorato.



Fonte della recensione del film Carissima me

giovedì 4 agosto 2011

Altrimenti ci arrabbiamo! - Uno dei migliori film di Bud Spencer e Terence Hill??

Recensione del film Altrimenti ci arrabbiamo!



Altrimenti ci arrabbiamo! è certamente uno dei più famosi film di Bud Spencer e Terence Hill, rimasto nella memoria degli italiani soprattutto per un paio di scene memorabili.

Come non ricordare la scena del coro dei pompieri, oppure la mitica Dune Buggy?

La stessa colonna sonora, affidata ai fratelli De Angelis, è rimasta nella storia del cinema italiano.

Tuttavia, nel mio gusto personale Altrimenti ci arrabbiamo! sta qualche spanna dietro altri film culto della coppia Bud Spencer-Terence Hill, come i bellissimi (inarrivabili a mio avviso)
I due superpiedi quasi piatti e Nati con la camicia, o anche Chi trova un amico, trova un tesoro e Pari e dispari.

Probabilmente non è un caso che Altrimenti ci arrabbiamo sia stato girato da Marcello Fondato, mentre quelli appena citati dai più talentuosi E.B.Clucher e Sergio Corbucci.

In questo film, difatti, vi ho trovato dei personaggi più stereotipati, dell'umorismo di livello inferiore, e un eccesso di botte che mal dissimula l'assenza di una trama e di dialoghi più interessanti.

Ad ogni modo, ecco in breve la trama di Altrimenti ci arrabbiamo!, per coloro che non la conoscessero: Ben e Kid sono due appassionati di corse automobilistiche di provincia, e proprio in una di esse un rrivo in ex aequo ha generato un premio in comune: una Dune Buggy nuova nuova, che i due si contenderanno a "birra e salsiccia".

Sfortunatamente, non fanno in tempo a finire la sfida chè l'autovettura è stata distrutta da una gang di sgherri del malavitoso locale, contro il quale i due inizieranno una sorta di sfida a distanza per riavere quanto tolto...


Fonte della recensione del film Altrimenti ci arrabbiamo!

giovedì 28 luglio 2011

Io e Annie: uno dei migliori film di Woody Allen?

Recensione del film di Woody Allen Io e Annie



Io e Annie è il tredicesimo film di Woody Allen che passa su Cinema e film.

Evidentemente, si tratta di un regista che apprezzo molto, soprattutto per film come Amore e guerra, Manhattan, Provaci ancora Sam, La dea dell’amore, Anything else, Basta che funzioni.

Mi piace di meno, invece, il Woody Allen ultima maniera, quello dei vari Match point e Sogni e delitti.

Ma veniamo a Io e Annie, film in buona parte autobiografico, con protagonisti lo stesso Woody Allen e la solita (per quegli anni) Diane Keaton.

Ecco la trama in sintesi: Alvy Singer è un comico ebreo brillante ma con qualche fissazione: l'antisemitismo, il senso di inadeguatezza, il sesso. Io e Annie racconta la sua storia con Annie, come è iniziata e come è finita.

Il tutto tra continui flashback e riporti, e in mezzo a tanti cliché alleniani: New York e Manhattan, il contrasto tra uomo dotto e donna semplice, i continui riferimenti sessual-psicologici, etc.

In Io e Annie si respira una grande ironia, che poi è la cosa che più apprezzo in Woody Allen, anche se Io e Annie a mio avviso non raggiunge gli apici dei film citati in apertura.

Da segnalare la presenza in piccole parti di giovani attori che poi avrebbero avuto un grande successo: Christopher Walken, Sigourney Weaver, Jeff Goldblum.



Fonte della recensione del film di Woody Allen Io e Annie

mercoledì 27 luglio 2011

Gli abbracci spezzati: c'è Penelope Cruz... ma basta?

Recensione del film Gli abbracci spezzati, con Penelope Cruz



Gli abbracci spezzati è il sesto film che recensisco con Penelope Cruz tra gli attori, dopo Volver, Nessuna notizia da Dio, Vicky Cristina Barcelona, Lezioni d’amore e Tutto su mia madre.

Il terzo diretto da Pedro Almodovar dopo Volver e Tutto su mia madre.

Rispetto a questi due film siamo tuttavia su canoni parecchio diversi.

Almodovar, difatti, pur mantenendo la sua musa Penelope Cruz, abbandona la sua tradizionale visione ginecentrica, facendo anzi di un uomo il protagonista centrale della storia, anche se, occorre dirlo, il grande carisma di Penelope Cruz gli sottrare attenzione e spazio vitale.

Ma andiamola a vedere la storia de Gli abbracci spezzati: Mateo Blanco era un regista di buon successo e prospettive, fin quando un incidente stradale gli sottrae la vista.

Alla sua amante, Lena, è tuttavia andata anche peggio...

Il film ripercorre la storia di Mateo, ora sceneggiatore, e di coloro che hanno fatto parte della sua vita: oltre Lena, l'ex moglie Judit, il di lei figlio Diego, peraltro assistente di Mateo, etc.

Gli abbrazzi spezzati è in sostanza una storia piuttosto triste e drammatica, in cui eventi lieti e umorismo trovano davvero poco spazio, al contrario dei precedenti film di Almodovar, in cui, pur se all'interno di vicende certamente pesanti (violenze sessuali, prostituzione, difficoltà di vita, etc), vi era comunque posto per l'allegria, qua invece totalmente assente.

Forse sta proprio in questo la mancata riuscita del film, a cui non basta la solia Penelope Cruz, bella e brava, per ottenere i galloni di film di valore.

Lo scarso successo di critica e di pubblico è buon testimone in tal senso.

In conclusione, Gli abbracci spezzati non è tra i migliori film nè di Pedro Almodovar nè di Penelope Cruz, e certamente non uno di quelli che andrò a rivedermi in futuro.


Fonte della recensione del film Gli abbracci spezzati, con Penelope Cruz

lunedì 25 luglio 2011

Sherlock Holmes: finalmente è tornato Guy Ritchie!!

Recensione del film di Guy Ritchie Sherlock Holmes



Sherlock Holmes è l'ultimo film di Guy Ritchie, il brillante regista britannico che aveva esordito nel mondo del cinema subito con due pezzi da novanta come Lock & stock e The snatch, salvo poi perdere via maestra e ispirazione con i vari Travolti dal destino e Revolver.

L'ultimo suo lavoro rinverdisce decisamente i fasti delle origini, grazie anche a due protagonisti veramente in parte: Robert Downey Jr. (A scanner darkly, Tropic thunder) e Jude Law (Sleuth, Existenz, lfie, Gattaca, Closer, Parnassus), rispettivamente nelle parti di Sherlock Holmes e di John Watson.

I due sono poi affiancati dalla bella Rachel McAdams (Mean girls, 2 single a nozze).

Diciamo subito una cosa: il Sherlock Holmes di Guy Ritchie, ma anche il suo dottor Watson, è ben lontano da quello di Arthur Conan Doyle: il primo anzichè dedicarsi al violino si dedica ai compattimenti, e pare meno sicuro ma al contempo più divertente del suo omonimo letterario, mentre il secondo al contrario è decisamente più carismatico del personaggio su carta, anch'egli peraltro piuttosto dotato nelle scene d'azione.

Sherlock Holmes presenta difatti sia azione che dialoghi arguti, combinazione eccellente, specie se calata in un'ambientazione affascinante come la Londra dell'Ottocento, al contempo affascinante e intrigante.


Il ritmo del film è serratissimo, e allo spettatore veramente non è lasciato il temo di respirare, e la trama interessante e vivace.

E certamente non è un caso che Sherlock Holmes ha ottenuto grandi consensi sia di pubblico che di critica...




Fonte della recensione del film Sherlock Holmes

mercoledì 13 luglio 2011

La doppia ora: film italiano rivelazione?

Recensione del film La doppia ora



Era passato un po' di tempo dall'ultima recensione di un film italiano. Interrompo il digiuno con La doppia ora, film diretto da Giuseppe Capotondi nel 2009 e avente ricevuto diversi riconoscimenti (Nastri d’Argento, David di Donatello, Festival di Venezia, European Film Awards).

Si tratta di un film che mescola il genere drammatico con quello sentimentale, il genere surreale con quello psicologico.

Ecco in breve sintesi la trama de La doppia ora: in una serata di speed date Guido e Sonia, il primo custode di una ricca villa e la seconda cameriera di albergo, si conoscono e iniziano a frequentarsi.

Sfortunatamente, proprio quando Guido porta Sonia nella villa in cui lavora vi è una rapina, che sfocerà nel sangue.

Inizia a questo punto un doppio film, che pare oscillare tra surreale e psicologico e che a conti fatti si propone come una storia sulle scelte di vita e sui possibili percorsi.

La sceneggiatura, interessante, è stata però a mio avviso mal trasportata su schermo, con una storia e degli attori piuttosto piatta e a tratti noiosa.

La doppia ora, in questo senso, pur non essendo un film banale non ha i numeri per sfondare, da cui la mia valutazione non entusiastica, che comprende anche il finale, esso stesso poco convincente.



Fonte della recensione del film La doppia ora

lunedì 4 luglio 2011

L'ora della fuga: la seconda parte del film Nemico pubblico N1!

Recensione del film Nemico pubblico N1 - L'ora della fuga


Nemico pubblico N1 - L'ora della fuga è la seconda parte di Nemico pubblico N1 - L'istinto di morte, dittico che il regista Jean-François Richet ha dedicato alla figura di Jacques Mesrine, famoso gangster autopre tra l'altro di una celebre autobiografia.

I due film hanno avuto un buon successo sia in Francia sia nel resto del mondo, conseguendo anche alcuni premi cinematografici.

In sostanza siamo di fronte a un thriller, anche se la trama da film drammatico è venata da numerosi momenti da commedia per via del personaggio assai guascone di Mesrine, interpretato da Vincent Cassel (già recensito ne (L’odio), affiancato in questo secondo film da Ludivine Sagnier (a sua volta già recensita in 8 donne e un mistero).

Ecco in sintesi la trama di Nemico pubblico N1 - L'ora della fuga: dopo l'emigrazione in Canada, laddove ha proseguito la sua attività criminosa, Jacques Mesrine ritorna in Francia nel 1972, alternando rapine, catture ed evasioni in modo quasi ciclico, e guadagnandosi sia il titolo di nemico pubblico numero uno, sia la fama di criminale piacente e simpatico.

La sua nuova compagna, però, Sylvia, lo incoraggia a mettere armi e crimine da parte...

... troppo tardi, forse, visto che la polizia lo vuole assolutamente, vivo o morto.

Tra Nemico pubblico N1 - L'istinto di morte e Nemico pubblico N1 - L'ora della fuga ho preferito questo secondo episodio, forse perchè meno violento, più vivace e più coinvolgente.

Da segnalare la sequenza finale, ben girata e di grande effetto.


Fonte della recensione del film Nemico pubblico N1 - L'ora della fuga

venerdì 17 giugno 2011

Bastardi senza gloria: l'ultimo, vivacissimo film di Quentin Tarantino!

Recensione del film di Quentin Tarantino Bastardi senza gloria



Bastardi senza gloria è l'ultimo film di Quentin Tarantino, un regista che non mi dispiace e che anzi ho avuto modo di apprezzare in passato, anche se, a conti fatti, su Cinema e film finora è passato solo un suo film, sarebbe a dire Le iene (oltre che un altro film cui Tarantino ha collaborato pur non dirigendolo lui, ossia Sin City).

Bastardi senza gloria, peraltro, ha un'ambientazione che pare prestarsi molto allo stile truculento e sanguinolento del regista americano, visto che è calato nella Francia occupata dai Nazisti, in piena seconda guerra mondiale.

Curiosamente, però, proprio in questo film Tarantino non eccede, anche se, occorre dire, si "sfoga" parecchio nella scena finale, l'attentato a Hitler. O meglio, il doppio attentato a Hitler, dal momento che, per lo stesso luogo e lo stesso momento, due diverse persone organizzano un attentato ai danni dei vertici nazisti: uno è Aldo Raine (Brad Pitt; The snatch e L'esercito delle dodici scimmie), l'altra è Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent, Il concerto).

Bastardi senza gloria oscilla tra dramma e commedia, anche se, data la presenza di Quentin Tarantino dietro la macchina da presa, la seconda ha il sopravvento, generando, come spesso accade con lui, una sorta di atmosfera surreale in cui è difficile prendere sul serio la violenza che si vede.

Il film, che costituisce una decisa rivisitazione storica, corre vivace e piacevole, ironico e coinvolgente, fino al suo finale, ironico anch'esso.

Buon successo di pubblico per un buon film.


Fonte della recensione del film di Quentin Tarantino Bastardi senza gloria

martedì 14 giugno 2011

Roger Dodger - Il sesso è dappertutto: un buon film?

Recensione del film Roger Dodger



Roger Dodger è il film che propongo nella recensione di oggi :si tratta di un film del 2002 il cui sottotitolo è "il sesso è dappertutto".

Come si vedrà poi, si tratta di un sottotitolo un po' forzato e markettaro, visto che non si tratta di un film particolarmente audace, almeno nelle immagini, rimanendo anzi più sul psicologico-drammatico.

Ecco in breve la trama: Roger lavora nella pubblicità, ed è un tipo assai brillante, dall'eloquio assai agile e facile... anche troppo, come si vedrà subito, tanto da attirarsi numerose antipatie (compresa la mia, ad essere sincero).

Un giorno piomba nel suo ufficio il nipote Nick, scappato da casa sua e appena arrivato nella Grande Mela.

Roger gli farà da cicerone nel mondo del sesso e del rapporti uomo-donna.

Due cose mi hanno infastidito parecchio: da un lato il protagonista, cinico e arrogante, e dall'altro la scelta della regia mobile.

Altra cosa che mi fa propendere per la mediocrità: in Roger Dodger si trovano solo o attori di secondo piano o attori la cui carriera è già finita in un passato più o meno illustre; andiamo così da Campbell Scott (L’esorcismo di Emily Rose) a Jesse Eisenberg ( Benvenuti a Zombieland, film che merita!), da Isabella Rossellini (Velluto blu) a Elizabeth Berkley (Showgirl).

Complessivamente, Roger Dodger dà l'impressione di un film che avrebbe pretese di film psicologico e arguto, ma che a conti fatti oscilla tra il cattivo gusto e il non divertente, rimanendo a mio avviso un film assolutamente mediocre, per quanto non del tutto pessimo.


Fonte della recensione del film Roger Dodger

venerdì 10 giugno 2011

The shift - Il cambiamento: articolo di approfondimento sul video di Wayne Dyer...

Articolo di approfondimento sul video di Wayne Dyer The shift - Il cambiamento



Di recente ho pubblicato la recensione del video di Wayne Dyer The shift - Il cambiamento.

Come da abitudine relativa ai prodotti di crescita personale, quest'oggi passo a pubblicare un articolo di approfondimento.

Ho già riferito nella recensione relativa che finora avevo esperito Wayne Dyer solo tramite libro, e precisamente Come fare miracoli nella vita di tutti i giorni, mentre questa era la prima volta che lo vedevo in video... pratica che probabilmente attuerà anche in futuro, visto che, anche senza essere i massimi esperti mondiali di comunicazione non verbale, spesso la sola intuizione ci fa capire qualcosa di chi abbiamo davanti.

In questo caso, l'inutizione mi parla di un personaggio sereno e ispirante, con lo stesso The shift - Il cambiamento che si propone positivo e con parecchi spunti.

Come quello sul senso e lo scopo della vita, che sfugge a molti e che Dyer dice essere cosa sempre sorprendente. In questo senso, egli consiglia di riavvicinarsi alla natura per trovare la propria natura.

Che sarebbe una natura spirituale e animistica, come sottolineato dai grandi maestri dell'antichità, Gesù in primis.

Opposto all'anima è l'ego, che ci suggerisce che siamo ciò che abbiamo e che valiamo quanto possediamo, che siamo un'entità separata da tutto, allontanandoci così da Dio, dalla natura... e da noi stessi.

Al contrario, Waye Dyer afferma che occorre riconoscere di essere uniti a tutto, e che proprio quando riconosceremo questo, e quindi il nostro ego avrà meno importanza, allora otterremo piàù felicità.

In tal senso, il cambiamento ("the shift") sarebbe proprio quello dalla ricerca del successo materiale alla ricerca della serenità interna e del significato dell'esistenza.

Come già detto, The shift - Il cambiamento di Wayne Dyer è un buon video di crescita personale e spiritualità.



Fonte dell'articolo di approfondimento sul video di Wayne Dyer The shift - Il cambiamento