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mercoledì 13 luglio 2011

La doppia ora: film italiano rivelazione?

Recensione del film La doppia ora



Era passato un po' di tempo dall'ultima recensione di un film italiano. Interrompo il digiuno con La doppia ora, film diretto da Giuseppe Capotondi nel 2009 e avente ricevuto diversi riconoscimenti (Nastri d’Argento, David di Donatello, Festival di Venezia, European Film Awards).

Si tratta di un film che mescola il genere drammatico con quello sentimentale, il genere surreale con quello psicologico.

Ecco in breve sintesi la trama de La doppia ora: in una serata di speed date Guido e Sonia, il primo custode di una ricca villa e la seconda cameriera di albergo, si conoscono e iniziano a frequentarsi.

Sfortunatamente, proprio quando Guido porta Sonia nella villa in cui lavora vi è una rapina, che sfocerà nel sangue.

Inizia a questo punto un doppio film, che pare oscillare tra surreale e psicologico e che a conti fatti si propone come una storia sulle scelte di vita e sui possibili percorsi.

La sceneggiatura, interessante, è stata però a mio avviso mal trasportata su schermo, con una storia e degli attori piuttosto piatta e a tratti noiosa.

La doppia ora, in questo senso, pur non essendo un film banale non ha i numeri per sfondare, da cui la mia valutazione non entusiastica, che comprende anche il finale, esso stesso poco convincente.



Fonte della recensione del film La doppia ora

venerdì 25 marzo 2011

La schivata: film ambientato nei ghetti di Parigi...

Recensione del film La schivata



La schivata è il secondo film di Abdel Kechiche, che recensisco, dopo Cous cous.

Ambo i film hanno riscosso un certo successo in patria, ossia in Francia, col regista che è additato come regista di talento, particolarmente attento alla realtà sociale dei sobborghi e dei ghetti francesi.

Non a caso, se Cous cous era ambientato in un piccolo porto vicino Marsiglia, tra gli immigrati arabi, La schivata è ambientato invece nella periferia-ghetto di Parigi, e in particolare tra gli adolescenti della zona.

Degli adolescenti piuttosto lasciati a se stessi, alle prese con bande di quartiere e litigi sentimentali.

In questo scenario si muovono i due protagonisti della storia, ossia Krimò e Lydia, il primo di ragazzo origine araba e la seconda ragazza francese, i quali movimenteranno la vita loro e dei loro amici-conoscenti...

Forse il maggior pregio de La schivata è la caratterizzazione dei personaggi, netta, per quanto un po' stereotipata (la ragazza fascinosa, il ragazzo timido, l'amico più volitivo, etc), che tuttavia non pareggia la carenza a livello di trama e di dialoghi; soprattutto questi ultimi sono di una sciattezza imbarazzante, e rendono il film spesso sgradevole da seguire.

Da sottolineare che, come in Cous Cous, anche ne La schivata sono i personaggi femminili a risultare più decisivi (nel primo fu Rym-Hafsia Herzi, nel secondo Lydia-Sara Forestier).

Ad ogni modo, globalmente parlando anche questo secondo film di Abdel Kechiche non mi è piaciuto troppo...



Fonte della recensione del film La schivata

lunedì 28 febbraio 2011

La prima cosa bella: l'ultimo film di Paolo Virzì!

La prima cosa bella - Paolo Virzì

Recensione del film di Paolo Virzì La prima cosa bella



La prima cosa bella è l'ultimo film diretto da Paolo Virzì, regista che ho apprezzato molto in Ovosodo e N - Io e Napoleone, un po' meno in Tutta la vita davanti e meno ancora in My name is Tanino e Caterina va in città.

Peraltro, con La prima cosa bella Virzì torna nella sua Livorno, laddove aveva ambientato il suo capolavoro Ovosodo, riproponendo anche una delle sue attrici protagoniste, ossia Claudia Pandolfi.

Sfortunatamente le similitudini con Ovosodo si fermano qui, e anzi La prima cosa bella si discosta parecchio dallo stile di Virzì che ho apprezzato nei film prima citati.

Difatti, si passa da tematiche sociali o politiche affrontate col piglio della commedia brillante, pur se pregna di contenuti importanti, a una storia sentimentaloide, per di più priva proprio dell'umorismo che aveva contraddistinto i precedenti film del regista.

Ma ecco in breve la trama de La prima cosa bella: Bruno e Valeria hanno vissuto un'infanzia piuttosto movimentata e scombussolata a causa del rapporto conflittuale tra la madre Anna e il padre Mario.

Specialmente Anna (interpretata da Micaela Ramazzotti quando giovane e da Stefania sandrelli quando anziana), col suo carattere vivace e incostante, ha dato loro molte preoccupazioni, benchè anche molto affetto.

Alla fine i due (interpretati quando grandi da Valerio Mastandrea e dalla già menzionata Claudia Pandolfi) si riuniranno, dopo anni di lontananta, intorno alla malattia della madre.

Madre che, peraltro, ricorda molto l'Adriana di Io la conoscevo bene, film in cui, però, era Stefania Sandrelli la ragazza vivace e un po' malinconica.

La prima cosa bella di Virzì ha riscosso un certo successo sia di pubblico sia di critica (premi al David di Donatello e ai Nastri d'Argento), tuttavia, come detto, a me non ha convinto, forse per la mia scarsa predilezione per i psico-drammi.

Insomma, personalmente di Paolo Virzì vi consiglio Ovosodo e N - Io e Napoleone, a mio avviso film ben più riusciti.



Fonte della recensione del film di Paolo Virzì La prima cosa bella

mercoledì 26 gennaio 2011

Vai e vivrai: film dal regista di Train de vie e Il concerto!

Vai e vivrai è il terzo film che vedo di Radu Mihaileanu, regista decisamente atipico per diversi motivi.

Intanto, è decisamente poco prolifico, avendo al suo attivo appena quattro film.

In secondo luogo, il tema centrale deis uoi film è sempre e invariabilmente il razzismo e la diversità.

Terzo, affronta il tutto con ironia e umorismo.

Almeno, di solito, visto che i suoi due film più celebri, Train de vie e Il concerto, hanno dalla loro proprio l'arma del paradosso e del divertimento.

Vai e vivrai, al contrario, rimane assolutamente serio.

Ad ogni modo, ecco la trama di Vai e vivrai: Shlomo è un bambino etiope che la madre, cristiana, per far sfuggire alla povertà dell'Africa, consegna a un'altra donna, ebrea, per portarlo in Israele al'interno dell'Operazione Mosè.

Sfortunatamente, la madre finta muore ben presto per una malattia, e Shlomo si trova costretto ad affrontare tutto da solo.

Egli finiràdato in adozione a una famiglia israeliana... col doppio paradosso di:

1. essere finito in una famiglia laica, laddove in teoria l'operazione era connessa alla religione ebraica,

2. continuare a far finta di essere ebreo a lungo...

Un altro paradosso è che egli vivrà in Israele il razzismo degli israeliani, la popolazione probabilmente più perseguitata della storia, nei confronti degli ebrei africani.

Ad ogni modo, il messaggio del film è chiaro: il razzimo è una cosa stupida, che sia diretto verso gli ebrei o dagli ebrei, e lo è tanto per la religione, quanto per la nazionalità o per l'etnia.

E su questo siamo d'accordo.

Sfortunatamente, Vai e vivrai non raggiunge i vertici espressivi de Il concerto o di Train de vie, ed anzi, mutilato dell'ironia tipica di Radu Mihaileanu, addirittura risulta noioso per larghi tratti.

Insomma, un messaggio lodevole non basta, e il film ha bisnog anche di personaggi bene caratterizzati e di intrattenimento, cosa che Il concerto o di Train de vie offrivano, e che al contrario Vai e vivrai non offre.


Fonte della recensione del film Vai e vivrai