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martedì 25 ottobre 2011

La vampira di Marte: romanzo fantastico.psicologico di Tanith Lee!

Recensione del romanzo fantastico di Tanith Lee La vampira di Marte



La vampira di Marte è il secondo libro che leggo di Tanith Lee, precisamente dopo Il signore delle illusioni.

Il primo libro non mi era piaciuto molto, mentre col secondo è andata un po' meglio. Il genere letterario è cambiato dal fantasy-horror alla fantascienza-horror, anche se l'elemento prevalente è quello psicologico-introspettivo.

Ma ecco la trama in sintesi: la protagonista è Sabella Quey, ragazza che vive su Novo Marte, un pianeta colonizzato in futuro dall'umanità. Siamo dunque in ambito fantascienza, a cui si aggiungerebbe poi l'elemento horror sapendo che Sabella è una vampira. Una vampira che, peraltro, sfrutta l'amplesso per abusare delle sue vittime (se si può dire così...).

La sua relazione con Sabbia Vincent però finirà male, e porterà sulle sue tracce il fratello Jace Vincent...

Il romanzo è ben scritto, e tiene vivo l'interesse del lettore, anche se, personalmente, non mi ha entusiasmato. Il ritmo è abbastanza lento e la trama alla fine non è trascinante, ma comunque
La vampira di Marte di Tanith Lee è interessante nella sua disamina psicologica della protagonista, personaggio assai disadattato e contorto.



Fonte della recensione del romanzo fantastico di Tanith Lee La vampira di Marte

mercoledì 19 ottobre 2011

Folle estate: romanzo di Giulio Pinto tra ippica, calcio, polizia e criminalità...

Recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate



Folle estate è il romanzo d'esordio di Giulio Pinto, edito nel 2011 dal Gruppo Albatros Il filo

Il libro racconta l'estate di una coppia, Samuele e Silvia, tra passioni, lavoro e le loro conoscenze.

Le principali macroaree della storia sono: la polizia (lui è vicecommissario), l'insegnamento (lei è insegnante), il calcio (lui è appassionatissimo della Juventus), l'ippica (l'hobby-investimento della famiglia di lei).

Anche se poi tali campi principali sono affiancati da molti episodi secondari e marginali, legati soprattuttto a personaggi bizzarri e sui generis...

... e immancabilmente legati a qualcosa di illegale.

In effetti, Folle estate sembra più che altro un campionario di scorrettezze, illegalità e immoralità, tanto che si assiste a: corruzione di commissari d’esame, concorsi statali truccati, spacciatori non arrestati perchè figli di amici, motociclisti che vanno a 150 km all'ora non multati perchè amici, beni artistici nazionali trafugati all'estero, finanzieri corrotti, compiti d'esame fatti dai professori e passati ai propri alunni, estorsioni tra poliziotti e medici, etc.

Insomma, non ne esce un quadro particolarmente edificante, soprattutto perchè accompagnato dalla morale di fondo del libro, per cui c'è sempre qualcosa di più grave (come le stragi di stato), ragion per cui occorre occuparsi dei propri interessi senza farsi troppi problemi.

A ciò si aggiunga che il romanzo è essenzialmente banale, e non avrebbe potuto essere altrimenti a meno che non si sia grandi appassionati di ippica o della Juventus (citata ogni poche righe e per i motivi più insignificanti), e che inoltre è scritto in modo ingenuo.

Non nel senso che sia scritto in cattivo italiano, e anzi la padronanza della lingua è l'unica cosa che si salva in Folle estate, ma nel senso che è scritto da un esordiente, e si vede: uso esagerato dei punti esclamativi, molti errori e/o distrazioni (come mancate maiuscole, refusi di stampa, etc), gestione del tempo veramente scarsa (paragrafi enormi senza nessuna interruzione anche in presenza di netti salti temporali), un narratore onniscente spesso inopportuno.

Anche se a mio avviso il principale difetto del romanzo di Giulio Pinto è il senso dell'umorismo, assolutamente scarso, cosa che si riflette anche nei dialoghi, poco convincenti e ugualmente noiosi, oltre che poco credibili (altra ingenuità tipica degliscrittori esordienti: far arrivare ai lettori le informazioni che si ritengono necessarie attraverso dialoghi insensati perchè rivolti ad interlocutori che si presume le cose le sappiano già o perchè scritti in forma formale-enciclopedica). Molti dialoghi, inoltre, sono pregni di una certa fastidiosa saccenza, che dà l'idea che lo scrittore cerchi di impressionare chi legge con qualche citazione dotta su svariati argomenti: geografia, politica, medicina, zoologia, etimologia, storia, etc.. peraltro, quasi sempre da parte dello stesso personaggio, che a questo punto meriterebbe di essere affiancato alla Treccani.

Insomma, senza farla troppo lunga, e non me ne voglia l'autore, Folle estate di Giulio Pinto è a io avviso un romanzo da evitare, noioso e anzi spesso fastidioso, che potrebbe forse piacere solo agli appassionati di ippica o di illegalità miste.



Fonte della recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate

martedì 4 ottobre 2011

Il signore delle illusioni: romanzo fantastico di Tanith Lee...

Recensione del romanzo di Tanith Lee Il signore delle illusioni



Il signore delle illusioni è il romanzo con cui la scrittrice Tanith Lee ha aperto il Ciclo dei Signori delle Tenebre, saga fantasy-fantastica che le ha dato una fama internazionale.

Proprio per la sua fama positiva ho deciso da poco di concederle un'altra chance, dopo che anni fa iniziai a leggere proprio Il signore delle illusioni, dovendo poi rinunciare per troppa noia.

Sfortunatamente, anche stavolta l'esito è stato il medesimo, appena attutito dal fatto che sono almeno riuscito a terminare il libro, comunque non lungo.

Ma andiamo a tracciare in sintesi la trama del romanzo: siamo agli albori del pianeta Terra, e su di esso, oltre agli uomini, vivono anche delle divinità, come Azharn, il signore della morte, o Chuz, il signore delle illusioni.

Intorno a loro, tutte le persone con cui giocano, visto che essi concepiscono la Terra e l'uomo come un campo da gioco su cui rivaleggiare e portare avanti una battaglia personale, al di là delle sofferenze causate alle persone.

I vari Nemdur, Jasrin, Dunizel e Zharet, in tal senso, non sono altro che pedine sulla loro scacchiera.

Il signore delle illusioni non mi è piaciuto perchè non è nè appassionante, nè divertente, nè originale nè acuto, risultando ai miei occhi solamente una serie di mini episodi collegati dal fatto che i due dei cercano di darsi fastidio a vicenda.

Insomma, il romanzo di
Tanith Lee mi ha ancora deluso, da cui la mia valutazione mediocre. Senza dubbio Tanith Lee non è l'autrice che fa per me.


Fonte della recensione del romanzo di Tanith Lee Il signore delle illusioni

martedì 6 settembre 2011

Hyperion: ecco la recensione del romanzo di fantascienza di Dan Simmons!

Recensione del romanzo di fantascienza di Dan Simmons Hyperion



Hyperion è senza dubbio il romanzo più importante di Dan Simmons, che vi ha costruito sopra il ciclo di fantascienza de I canti di Hyperion (composto anche da La caduta di Hyperion, Endymion e Il risveglio di Endymion).

Si tratta peraltro di un romanzo che ha vinto il prestigiosissimo premio Hugo.

Hyperion ha la struttura di una storia cornice (nell stile del nostrano Decamerone), e contiene le storie-autobiografie dei pellegrini diretti alle Tombe del Tempo, manufatto misterioso in cui risiede lo Shrike, semidivinità violenta e crudele che vive sul pianeta Hyperion, che a sua volta è al centro delle dispute diplomatiche tra Egemonia (l'ente politico derivato dall'Egira umana dalla Vecchia Terra, distrutta per errore), Nucleo Centrale (le intelligenze artificiali che gestiscono in modo indipendente le reti di teletrasporti tra i mondi) e Ouster (una razza umana geneticamente mutata).

Se si tratta indubbiamente di fantascienza, è pur vero che in Hyperion hanno un grande valore la componente diplomatica a livello macro e la componente psicologia a livello micro, data la convivenza forzata dei sette pellegrini: lo studioso Sol Weintraub, l’investigatrice Brawne Lamia, il padre Lenar Hoyt, , il templare Het Masteen, il colonnello Fedmahn Kassad, il poeta Martin Sileno, il console dell’Egemonia.

Dico subito due cose, positive e negative. Di positivo c'è da dire che Dan Simmons sa scrivere, tanto come potenza visiva evocativa, ma soprattutto come capacità di coinvolgere emotivamente il lettore, pur con diverse trame e sottotrame.

Di negativo c'è da dire che inizialmente si fa fatica a riconoscere i personaggi, presentati tutti assieme e in modo forse poco efficace, che sono eccessivi i riferimenti alla nostra epoca (bizzarro che 600 anni nel futuro si citeranno così tanto poeti e romanzi e compositori dei nostri secoli), e che, soprattutto, il libro non è affatto autoconclusivo, e che anzi termina proprio nel momento clou, quello dell'incontro dei sette pellegrini con lo Shrike.

Detto questo, concludo ribadendo che Hyperion di Dan Simmons è un romanzo di fantascienza di buon livello, che probabilmente ha meritato i riconoscimenti ottenuti, tanto che il ciclo de I canti di Hyperion ha già molti fan.



Fonte della recensione del romanzo di fantascienza di Dan Simmons Hyperion

mercoledì 24 agosto 2011

I Malavoglia e Giovanni Verga: non il mio genere letterario preferito...

Recensione del romanzo di Giovanni Verga I Malavoglia



Sul sito sono passati molti autori e di tanti generi, spaziando dal fantasy (ex: Alvin l’apprendista di Orson Scott Card), alla spiritualità (ex: Gli annali dell’Akasha di Daniel Meurois-Givaudan), dalla fantascienza (ex: Il segreto del dr. Hodson di David Case) ai classici (ex: Madame Bovary di Gustave Flaubert).

La recensione di oggi è dedicata proprio a un classico della letteratura, e nello specifico a un classico italiano: I Malavoglia di Giovanni Verga, il romanzo manifesto del verismo italiano, a sua volta parente del naturalismo francese.

La data de I Malavoglia è il 1882, e per l'epoco si è trattato di un testo rivoluzionario, tanto nello stile narrativo quanto nel tema di fondo.

Primo punto: il narratore si estranea dal narrato e lascia campo libero ai suoi personaggi, che si esprimono peraltro nel dialetto locale. Ne deriva una sorta di ritratto di un paesaggio, scevro dai giudizi dello scrittore.

Secondo punto: I Malavoglia è inserito all'interno del Ciclo dei Vinti (vi facevano parte anche Mastro don Gesualdo, La Duchessa di Leyra, L'onorevole Scipioni e L'uomo di lusso, questi ultimi due romanzi però mai scritti), il cui tema di fondo è il fallire dei protagonisti nel cercare di elevare la propria condizione sociale.

Nel caso dei Malavoglia (soprannome della famiglia Toscani), essi hanno cercato di cambiare il loro equilibrio di tranquilla famiglia di pescatori di un paesino siciliano (Aci Trezza), pagando caramente il loro tentativo (e curiosamente la loro barca si chiama Provvidenza, ma in questo caso porta loro decisamente meno bene della provvidenza manzoniana...).

Siamo di fronte a un romanzo importante che però il mio gusto individuale mi porta a non gradire oltremisura, laddove preferisco, sempre in tema di autori italiani, scrittori come Pirandello e Svevo.

Ciò non toglie che riconosco a Giovanni Verga un suo valore...



Fonte della recensione del romanzo di Giovanni Verga I Malavoglia

mercoledì 3 agosto 2011

Ardusli e gli gnomi dell'Appennino: una moderna fiaba made in Italy...

Recensione del libro di Giovanni Zavalloni Ardusli e gli gnomi dell'Appennino



Ardusli e gli gnomi dell'Appennino è un libro che mi aveva incuriosito molto, per diversi motivi: intanto perchè sembrava fresco e vivace; in secondo luogo, perchè pubblicato da Macro Edizioni, ossia un editore specializzato in testi di sviluppo personale (dunque non mi attendevo "solo" narrativa); infine, perchè scritto da un italiano e ambientato in Italia, come facilmente intuibile dallo stesso titolo.

La mia curiosità però è andata delusa, visto che, stringi stringi, mi sono trovato tra le mani una fiabetta priva di contenuti a livello di miglioramento personale, nonchè debole dal punto di vista narrativo.

C'è un minimo di trama, ma è piuttosto scialba e leggera, ci sono dei personaggi, ma alla fine il tutto si risolve in dialoghi tra i due protagonisti, e inoltre il finale è veramente mal gestito.

Ardusli e gli gnomi dell'Appennino narra le vicende di Giovanni, giovane uomo italiano che, in una delle sue gite sull'Appennino, in un punto imprecisato, incontro Ardusli, leader della comunità degli gnomi locale.

I due familiarizzano, e così Giovanni è introdotto, e per il suo tramite anche noi, alla vita degli gnomi: rapporti interpersonali, sessualità, cibo, svaghi, etc.

Alla fine della fiera il libro si risolve proprio negli spunti sullo stile di vita degli gnomi, pur non mancando qualche accenno ad argomenti omeopatici e simili (cristalli, erbe, etc), ma troppo pochi e troppo discorsivi per farne un testo di crescita personale.

E, come detto, la parte narrativa del testo è piuttosto fiacca e con svariate zone d'ombra.

Certo, Ardusli e gli gnomi dell'Appennino di Giovanni Zavalloni si legge abbastanza in fretta, un po' perchè breve e un po' perchè scorrevole, e magari potrebbe comunque interessare a coloro che fossero interessati a questo lato nascosto dell'Italia...


Fonte della recensione del libro di Giovanni Zavalloni Ardusli e gli gnomi dell'Appennino

giovedì 30 giugno 2011

Akhenaton, il folle di Dio: bellissimo libro di Daniel Meurois-Givaudan...

Recensione del libro di Daniel Meurois-Givaudan Akhenaton, il folle di Dio



Due settimana fa ho pubblicato la recensione di un libro di Daniel Meurois-Givaudan, ossia L’altro volto di Gesù - Memorie di un esseno.

Posto che il libro mi è piaciuto, mi sono procurato anche Akhenaton, il folle di Dio, che per l'appunto è oggetto della recensione di oggi.

Daniel Meurois-Givaudan è un autore molto particolare: è vero che i suoi libri sono leggibili anche come semplici romanzi, ma è pure vero che egli sostiene che quanto scrive non è nient'altro che la verità storica, vista con gli occhi di chi può accedere ai cosiddetti Annali dell'Akasha, ossia il piano spirituale in cui tutto quanto mai avvenuto è fedelmente registrato.

Ecco così che Givaudan si è dedicato a "guardare" la vita di Gesù, di san Francesco, di Luigi XIV, di Akhenaton, per l'appunto, faraone vissuto circa 3500 anni fa e protagonista di una sorta di rivoluzione culturale all'epoca, sorta di messia egizio.

Il punto di vista è quello di Nagar, guaritore e insegnante convocato dallo stesso faraone Akhenaton nella nuova città di Akhetaton, costruita come nuova sede imperiale e contrapposta alla vecchia e corrotta Tebe.

L'atmosfera egizia è resa molto bene, tra i vicoli della città e gli insegnamenti spirituali, e il libro coinvolge il lettore, dimostrandosi in primo luogo un buon romanzo, e poi anche un testo importante dal punto di vista spirituale.

Certamente mi leggerò altri libri di Daniel Meurois-Givaudan...



Fonte della recensione del libro di Daniel Meurois-Givaudan Akhenaton, il folle di Dio

giovedì 26 maggio 2011

Le ultime lettere di Jacopo Ortis: hai mai letto il classico di Ugo Foscolo??

Recensione del libro di Ugo Foscolo Le ultime lettere di Jacopo Ortis



Chi legge Libri e Romanzi da un po' di tempo sa che sul blog passa davvero di tutto, dai romanzi fantasy alle commedie, fino ai classici.

Quest'oggi è per l'appunto la volta di un classico, e per la precisione di un classico italiano: Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo.

Torniamo parechio indietro nel tempo, visto che il libro è datato 1802.

Si tratta di un celebre caso di romanzo epistolare (non so, in stile Dracula di Bram stoker, per intenderci con chi avesse più dimestichezza con la narrativa fantastica...), in cui il protagonista Jacopo Ortis racconta i suoi turbamenti all'amico Lorenzo Aldegani.

Turbamenti di doppia natura: da un lato politico-militante, e dall'altro romantico-sentimentale.

Stringi stringi, è proprio quest'ultimo il focus della vicenda, col giovane veneto innamorato di Teresa, la quale lo contraccambia anche, ma sfortunatamente è già promessa sposa a Odoardo per legami familiari (ed economici).

Tutto ciò porta a un drammatico epilogo...

La capacità di Ugo Foscolo sta nell'aver coiniugato impegno politico e amor cortese, nonchè ricerca stilistica e scritto epistolare, anticipando peraltro tematiche poi care all'imminente romanticismo.

Certamente questo di Ugo Foscolo, non è il romanzo più divertente della storia, e penso che non lo rileggerò più, ma qualora non lo abbiate fatto, o qualora amiate le storie sentimental-drammatiche, potreste farci un pensierino...



Fonte della recensione del libro di Ugo Foscolo Le ultime lettere di Jacopo Ortis

mercoledì 13 aprile 2011

L'ombra della profezia: l'ultimo libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin!

Recensione del romanzo L'ombra della profezia di George Martin



L'ombra della profezia è l'ultimo libro disponibile delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, il ciclo epico-fantasy che tanti ammiratori ha conquistato in tutto il mondo, e che deve ancora vedere la fine.

Per la precisione, L'ombra della profezia è il nono libro pubblicato in Italia, dopo Il trono di spade, Il grande inverno, Il regno dei lupi, La regina dei draghi, Tempesta di spade, I fiumi di guerra, Il portale delle tenebre, Il dominio della regina, anche se è da dire che l l'editore italiano, la Mondadori, ha deciso di suddividere i romanzi originali di Martin in diverse parti, generando inevitabilmente dei libri parziali (scelta molto discutibile, in effetti).

Ad ogni modo, sta di fatto che in questo libro George Martin si concentra su alcuni dei suoi personaggi principali, e sarebbe a dire Brienne di Tarth, Sansa Stark, Cersei Lannister, Jaime Lannister, Samwell Tarly.

Dunque quelli rimasti ad Approdo del Re, la capitale del regno, con l'intenzione di dedicare agli altri ( Daenerys Targaryen, Tyrion Lannister, Jon Snow, Stannis Baratheon, etc) il prossimo volume.

Come ho sottolineato nelle recensioni degli ultimi libri de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, ho avuto la sensazione che essi fossero meno brillanti e trascinanti dei loro predecessori, forse per via di una trama meno interessante, oppure perchè molti dei personaggi principali, tra cui anche svariati punti di vista, sono stati spazzati via, essendo stati sostituiti da personaggi al contrario meno interessanti.

Ma rimane il fatto che Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono uno dei cicli che ho letto con più piacere in assoluto, e che raramente uno scrittore mi ha catturato così come ha fatto George Martin (tra i pochi altri ricordo Isaac Asimov, Orson Scott Card, Michael Ende, J.K. Rowling).

Insomma, da parte mia non posso che consigliarvi Le cronache del ghiaccio e del fuoco e George Martin...



Fonte della recensione del romanzo L'ombra della profezia di George Martin

giovedì 7 aprile 2011

Tito di Gormenghast: sorprendente romanzo di Mervyn Peake!

Recensione del romanzo di Mervyn Peake Tito di Gormenghast



Tito di Gormenghast è il primo dei tre libri scritti da Mervyn Peake e dedicati per l'appunto al ciclo di Gormenghast; gli altri due sono Gormenghast e Via da Gormenghast.

Si tratta di un autore e di un libro inseriti sovente nella categoria del fantasy, oppure della letteratura per ragazzi, ma che di fatto non sono nessuna delle due cose.

Di fantasy non c'è difatti nulla, di fantastico neppure... per quanto per tutte le cinquecento pagine del libro aleggi un'atmosfera surreale, un po' per lo scenario molto ristretto (tutto si svolge nel castello di Gormenghast e nei suoi dintorni), un po' per i personaggi bizzarri, tanto caricaturati quanto bene caratterizzati.

Per questa atmosfera surreale alcuni accostano Peake al genere gotico, ma a conti fatti Tito di Gormenghast ha più il passo della commedia.

E della commedia brillante, devo dire, soprattutto per via di un lessico incredibilmente ricco e composito, oltre che assai originale (leggere i dialoghi di alcuni personaggi è uno spettacolo).

Tra le altre cose, Tito di Gormenghast non ha una trama vera e propria, non ha un'introduzione o una conclusione, ma si limita ad accompagnare i suoi protagonisti (Ferraguzzo, il dottor Floristrazio, Fucsia, il conte Sepulcrio, mamma Stoppa, Sugna, Lisca, etc) per un tratto di strada, come se ci si trovasse lì per caso e si assistesse a uno spettacolo naturale.

In tal senso, il libro sembra più un dipinto, un'istantanea di un certo panorama... e forse non è un caso che Mervyn Peake fosse anche pittore e illustratore.

In definitiva, Tito di Gormenghast mi è proprio piaciuto, e lo consglio senza dubbio agli amanti delle atmosfere surreali e della prosa molto barocca e ricca.



Fonte della recensione del romanzo di Mervy Peake Tito di Gormenghast

martedì 22 marzo 2011

L'amore qualunque cosa significhi - David Baddiel: romanzo all'altezza di E' ora di dormire?

Recensione del romanzo di David Baddiel L'amore qualunque cosa significhi




L'amore qualunque cosa significhi è il secondo libro di David Baddiel che leggo, e sono arrivato al secondo perchè il primo, È ora di dormire, mi era piaciuto immensamente, trattandosi di una commedia ironica, brillante e divertente come poche, una sorta di I love shopping al maschile.

Proprio per questo mi attendevo molto da questo secondo libro di David Baddiel, rimanendone però deluso in buiona parte.

Difatti, al contrario del suo predecessore, L'amore qualunque cosa significhi muta decisamente genere, spostandosi sul sentimentale-drammatico.

Certo, c'è qualche inserto ironico, anche perchè Baddiel l'ironia ce l'ha nel sangue, ma il genere complessivamente parlando è molto differente, e anzi nel finale sfocia addirittura nel dramma.

Da un lato il mio biasimo va allo scrittore, che abbandona un genere in cui è molto bravo per approdare in uno in cui al contrario lo è assolutamente di meno, ma soprattutto va alla casa editrice che ha confezionato un prodotto in modo ingannatorio, presentandolo come la commedia vivace che non è.

Ecco comunque in breve la trama di L'amore qualunque cosa significhi: Joe ed Emma sono due giovani sposati da qualche anno, ma il loro amore, in passato perfetto, pare essersi involuto, tanto che Emma comincia una relazione con Vic, il migliore amico di Joe... il quale a sua volta finirà nel letto di Tess, la ragazza di Vic...

I quattro intrecceranno i loro destini in modi assolutamente imprevedibili... e non molto allegri peraltro.

Come detto, se da un lato ho adorato E' ora di dormire, dall'altro riconosco a L'amore qualunque cosa significhi una sua ragion d'essere, per quanto non lo avrei letto sapendo il suo vero genere. Se qualcuno tuttavia gradisce i drammi umani venati di un humor un po' cinico e dissacrante potrà certamente apprezzare questo libro di David Baddiel.




Fonte della recensione del romanzo di David Baddiel L'amore qualunque cosa significhi

martedì 1 marzo 2011

I fiumi della guerra: il sesto romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin!

I fiumi della guerra - George Martin

Recensione del romanzo di George Martin I fiumi della guerra



I fiumi della guerra è il sesto romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, dopo Il trono di spade, Il grande inverno, Il regno dei lupi, La regina dei draghi e Tempesta di spade.

Mi mancano dunque altri tre libri e poi avrò terminato quanto finora tradotto in italiano...

In questo libro la guerra per il trono di spade dei Sette Regni sembra pendere in modo deciso verso il lato dei Lannister, laddove invece gli Stark paiono sempre più in difficoltà: tra Robb, Sansa e Arya, infatti, nessuno è al sicuro, e lo stesso mezzo Stark Jon Snow ha la sua difficile guerra da combattere.

In questo sesto libro (che poi non è il sesto, visto che la Mondadori ha suddiviso ogni romanzo originale in due o tre parti) George Martin alterna come suo solito azione e diplomazia, e anzi quest'ultima è persino prevalente, con gli intrighi di palazzo che la fanno da padrone.

Tra l'altro, Martin è strepitoso nelle varie caratterizzazioni dei numerosi personaggi, nonchè nello stile dei rispettivi punti di vista, tanto che, curiosamente, si finisce per simpatizzare anche per i "cattivi" (come Tyrion il Folletto o Jaime Lannister).

In definitiva, I fiumi di guerra sono l'ennessimo ottimo episodio delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, scrittore che vi consiglio senz'altro.


Fonte della recensione del romanzo I fiumi della guerra di George Martin


martedì 22 febbraio 2011

Abarat, di Clive Barker: un buon libro fantasy?

Recensione del romanzo Abarat di Clive Barker



Abarat è il libro inaugurale del ciclo che porta proprio il suo nome, inaugurato da Clive Burker nel 2002.

Si tratta di un romanzo di genere fantastico, e precisamente di un fantasy dall'aria un po' gotica.

Non a caso, Clive Burker è anche un regista e sceneggiatore di film horror (ad esempio Candyman, Hellraiser), impronta che traspare con chiarezza anche in Abarat.

Abarat parte dal nostro mondo, per finire ben presto però in un mondo ben più bizzarro, Abarat appunto, composto da una serie di isole circondate dal Mar d'Izabella e ognuna avente determinate peculiarità.

La protagonista della storia è Candy Quackenbush, una ragazzina che nel nostro mondo (che ad Abarat chiamano Altromondo) è una giovane un po' disadattata e decisamente poco felice, e che invece si troverà a suo agio nella sua avventura, benchè pericolosa.

Pericolosa, ma soprattutto fantasiosa e vivace, posto che spunti e personaggi bislacchi non mancano di certo.

In effetti, il principale pregio del romanzo è proprio tale visionarietà di fondo, notevole specialmente a livello di impatto visivo.

Abarat risulta invece un po' carente nei dialoghi e nella caratterizzazione dei personaggi, ambo le cose spesso banali e piatte.

Globalmente parlando, Abarat di Clive Barker è un romanzo che si merita la sufficienza, anche se i suoi difetti gli impediscono una valutazione più alta.


Fonte della recensione di Abarat di Clive Barker


martedì 15 febbraio 2011

Tempesta di spade: il quinto libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin!

Tempesta di spade - George Martin

Recensione del libro fantasy Tempesta di spade, di George Martin



Tempesta di spade è il quinto libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, straordinaria saga fantasy di George Martin, dopo Il trono di spade, Il grande inverno, Il regno dei lupi e La regina dei draghi.

Anche se, a dirla tutta, i libri italiani sono parti degli originali romanzi di Martin, visto che la Mondadori ha scelto di dividere i suoi testi in due o tre parti, col risultato (in Italia) di avere libri in qualche modo monchi.

Ma veniamo subito a Tempesta di spade.

Come per i suoi predecessori, l'ho divorato, nonostante un incipit stavolta meno entusiasmante.

La scena principale è ancora la battaglia per il trono di spade, col romanzo che si muove tra battaglie e macchinazioni diplomatiche, mescendo in modo sapiente passione e onore, tristezza e lutto.

In tal senso, Tempesta di spade si rivela vivace, colorito e passionale come i suoi predecessori, con George Martin che si conferma scrittore di razza, capace di caratterizzare benissimo i suoi personaggi (e sono moltissimi), e di rendere reali le scene in cala il suo lettore.

Il mio consiglio è dunque quello di prendervi assolutamente tutte le Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin (specie se amate la letteratura fantastica-epica-passionale): ne rimarrete entusiasti.



Fonte della recensione del libro di George Martin Tempesta di spade

martedì 18 gennaio 2011

Sui mari del fato: il secondo romanzo di Michael Moorcock della saga fantasy di Elric di Melniboné!

Dopo avere proposto la recensione di Elric di Melnibonè, il primo libro del Ciclo di Elric, dedicato da Michael Moorcock al bizzarro imperatore albino, passo al suo seguito, ossia Sui mari del fato, non prima di aver precisato che il primo romanzo mi era piaciuto sufficientemente, ma non mi aveva entusiasmato.

Peraltro, Sui mari del fato cambia protagonisti e ambientazione, vsto che si sposta dagli intrighi di palazzo di Imrryr, la capitale del regno di Melniboné, con i Cymoril e Yyrkyon, i cugini di Elric, interpreti principali, ai Regni Giovani, vecchi domini dell'impero di Elric ora però indipendenti.

I compagni di viaggio di Elric sono stavolta Smiorgan e Avan, con lo stile del libro che vira decisamente verso l'heroic fantasy più classico.

Così, a differenza di Elric di Melniboné, in questo secondo libro Michael Moorcock propone molta azione, duelli, magia, mostri di vario tipo, etc...

... tuttavia, il tutto rimane poco intrigante, e anzi piuttosto moscio.

Sarò forse io ad essere abituato da un lato alla sword and sorcery più pura di Howard, o al contrario al fantasy epico di due giganti come Eddison e Martin (rispettivamente del passato e del presente), ma rimane il fatto che Michael Moorcock mi ha un po' deluso e non ne continuerà la lettura.

Cosa che invece farò con Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin: dopo aver recensito Il trono di spade, Il grande inverno e Il regno dei lupi, difatti, passerò a tutti gli altri.

Il mio consiglio, dunque, è di leggervi questi autori piuttosto che Michael Moorcock... poi ovviamente vedete voi...


Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2011/01/sui-mari-del-fato-saga-di-elric-2.html

martedì 4 gennaio 2011

Il regno dei lupi: il terzo romanzo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin!

Il regno dei lupi è il terzo libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco (dopo l trono di spade e Il grande inverno), ciclo fantasy di George Martin, uno dei più apprezzati di tutto il panorama letterario fantastico... e a buona ragione.

Anche se occorrerebbe precisare che, in realtà, non è il terzo romanzo, ma l'inizio del secondo, visto che la Mondadori ha deciso di suddividere ogni libro di George Martin in due, di fatto interrompendo la prima parte a metà e facendo iniziare la seconda nel mezzo degli eventi.

Scelta molto discutibile, ma tant'è.

Quanto a Il regno dei lupi, ecco la situazione dei Sette Regni al suo avvio: Robert Baratheon è morto, e a pretendere il suo Trono di Spade sono addirittura in quattro: il figlio Jeoffrey (che si è scoperto nel mentre essere in realtà non suo figlio), il fratello magigore Stannis, il fratello minore Renly, nonchè Robb Stark, proclamatosi Re del Nord in pratica contro i Lannister.

Quanto a loro, lady Cersei è reggente del regno, lord Tywin inpegnato sul campo di battaglia, e lord Tyrion nominato Primo Cavaliere ad interim.

Tutto ciò mentre la vera erede al trono, Daenerys Targaryen, progetta il suo ritorno nel continente...

Insomma, c'è un po' di confusione, che George Martin è comunque abilissimo a gestire, coinvolgendo il suo lettore grazie a una trama rutilante, a dei personaggi assolutamente ben caratterizzati, e a una pluralità di punta di vista (Ben Stark, Arya Stark, Sansa Stark, Catelyn Star, Jon Snow, Theon Greyjoy) raramente così ben gestita.

Il risultato finale è un mix di azione e passione, di bellezza e tristezza, per una storia fantasy che sa in realtà più di poema epico.

Di mio, vi dico che, pur avendo letto tanti autori fantasy (di recente ho cercato tra Donaldson, Salvatore e Moorcock), quasi mai ho incontrato una tale maestria narrativa come in Martin.

Forse solo con Orson Scott Card e con la Rowling ho avuto tali livelli di coinvolgimento...

Insomma, se amate il genere letterario fantastico e il fantasy in particolare non potete lasciarvi sfuggire Il regno dei lupi e tutta la saga di George R.R. Martin.


Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2011/01/il-regno-dei-lupi-le-cronache-del.html

martedì 28 dicembre 2010

La perla alla fine del mondo: romanzo fantastico di Luca Masali...

Sono stato molto contento di finire La perla alla fine del mondo di Luca Masali, ma non perchè fosse orrendo, e nemmeno perchè fosse bellissimo... semplicemente perchè (e non me ne voglia l'autore per la mia sincerità) non avevo più voglia di impiegare il mio tempo con un libro mediocre quando ad attendermi avevo Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin.

Va detto tuttavia che Luca Masali è uno scrittore abbastanza stimato, tanto che il prequel di questo romanzo, ossia I biplani di D'Annunzio, aveva vinto il Premio Urania.

Ma andiamo subito alla trama: le vicende prendono il via nel casino di Montecarlo, dove una sera Citroen e Renault, proprio i due capostipite delle rispettive case automobilistiche, fanno una scommessa relativa all'attraversamento del Sahara.

Citroen allestisce dunque un equipaggio in quattro e quattr'otto, con i protagonisti principali che risulteranno Matteo Campini e Corinne, entrambi dipendenti del casino, che saranno poi affiancati daaltri personaggi, alcuni dei quali provenienti dal futuro.

Passato e futuro difatti si mescoleranno in La perla alla fine del mondo, con i vari individui partecipanti al teatrino che avranno il proprio obietivo da realizzare... ovviamente scontrandosi tra di loro.

Il libro non risparmia peraltro morti e violenze di qualche tipo, anche se alla fine l'anima da romanzo di fantascienza e quella più rude viene sopravanzata da quella da commedia, andando peraltro a configurare forse il difetto principale del libro, ossia il senso dell'umorismo dell'autore, e conseguentemente di tutta l'opera, che non fa ridere e che anzi, da questo punto di vista, si dimostra molto ingenuo e sciatto.

Anche i personaggi non si rivelano affatto memorabili, mentre la trama, dal canto suo, spesso è confusa e poco chiara.

Tra i pro, invece, una buona sapienza di scrittura, nonchè una certa cura nell'ambientazione, tanto fisica quanto culturale.

Sfortunatamente, la bilancia pende dal lato dei contro, col libro che non coinvolge e non appassiona.

Personalmente, dunque, se volete uno scrittore italiano di fantascienza, vi consiglio Massimo Mongai o Valerio Evangelisti, a seconda che lo vogliate più divertente o più serio.


Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2010/12/la-perla-alla-fine-del-mondo-luca.html

martedì 30 novembre 2010

Il grande inverno, di G.R.R. Martin: il seguito de Il trono di spade è all'altezza?

Di recente ho proposto la recensione de Il trono di spade, il primo romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin.

O meglio, della metà del primo romanzo, visto che la Mondadori, nella sua infinita saggezza, ha deciso di dividere il libro originario in dueparti.

Ovviamente la prima terminava in modo monco, e altrettanto ovviamente coloro a cui è piaciuta hanno dovuto poi comprarsi anche il resto del romanzo, sarebbe a dire Il grande inverno, oggetto della recensione odierna.

Sto apprezzando molto Martin, e anzi, ad essere onesto, era da quando lessi i vari i Howard, Tolkien, Feist, Ende e altri che non mi trovavo di fronte a uno scrittore fantasy di così buona qualità (al contrario, i vari Erikson, Lewis, Salvatore e Donaldson mi sono piaciuti di meno).

Non è un caso dunque che Martin abbia moltissimi fan...

Quanto al genere di fantasy (eitchetta dietro cui si nasconde tutto e il contrario di tutto), Martin non sta nel dal lato fiabesco di Tolkien o di Ende, ma nemmeno da quello epico-magico-sanguinolento diHoward o di Eddison.

Il suo focus, difatti, è di tipo diplomatico-relazionale-strategico.

Anzi, ad dirla tutta nella prima parte del romanzo non vi era alcun elemento fantastico, mentre ne Il grande inverno inizia a vedersi qualcosa...

Altra caratteristica di Martin: non c'è un solo protagonista, ma vi sono tanti personaggi importanti, ognuno a suo modo "tifabile"... anche se c'è sempre il rischio di vederlo morire un paio di pagine più avanti, visto che i suoi romanzi sono piuttosto cinici e niente affatto scontati...

Ad ogni modo, per me Martin è un grande scrittore, e diventa irrinunciabile per gli appassionati del genere fantasy-epico.



Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2010/11/il-grande-inverno-cronache-del-ghiaccio.html

martedì 23 novembre 2010

Il grande amico Meulnes: il libro capolavoro di Alain Fournier?

Il grande amico Meaulnes (chiamato anche l grande Meaulnes o semplicemente Il grande amico) è considerato il capolavoro di Alain Fournier,scrittore francese scomparso assai giovane a causa della Prima Guerra Mondiale

Il libro fu pubblicato a puntate nel 1913, e riscosse immediatamente un grande successo.

Il romanzo ha due protagonisti: François Seurel, il figlio del maestro del paese, e Augustin Meulnes,ragazzo particolarmente carismatico, tanto da essere chiamato dai suoi compagni il Gran Meulnes.

I due sono praticamente compagni di avventure, e in una di queste, dopo essersi persi nel bosco intorno al paese e aver vagato a lungo, vedono da lontano Yvonne da Galais, di cui Meulnes si innamorerà all'istante, facendone anzi lo scopo della sua vita (ossia, prima ritrovarla e poi sposarla).

Per farla semplice, mi sono accostato al libro per un equivoco: da alcune recensioni online difatti pareva trattarsi di una storia assai immaginifica, quasi surreale... e invece mi sono trovato tra le mani una trama piuttosto banalotta, priva di tensione, con personaggi mal caratterizzati, del tutto priva di forza immaginifica (che invece era quello che mi attendevo di trovarvi!).

Insomma, mentre il sottotitolo del libro è “invito alla giovinezza”, il mio è al contrario “invito a leggere qualcos'altro”.

Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2010/11/il-grande-amico-meaulnes-alain-fournier.html

martedì 5 ottobre 2010

La tomba e altri racconti dell'orrore: raccolta di racconti di H.P. Lovecraft, il genio di Providence!

La tomba e altri racconti dell'orrore è il terzo Libro di Howard Phillips Lovecrafr che recensisco, dopo i romani brevi Kadath e Colui che sussurrava nel buio (e tra questi due apprezzo più il secondo).

Per coloro che non lo sapessero, Lovecraft è stato il creatore di un corpus letterario horror non da poco, e segnatamente dei Miti di Cthulhu, serie di racconti in cui lo scrittore americano dava vita al più celebre pantheon orrorificodi tutti i tempi, peraltro, a quanto pare, originato da incubi e malesseri personali ... anche se, data la sua vicinanza col mondo esoterico-occultista, in molti sostengono non si trattasse solo di "sogni" (si citi a riguardo anche il caso del Necronomico, il libro proibito citato da Lovecraft, citazione che pare gli sia costata molte minacce, nonchè una morte in circostanze sospette).

Ma curiamoci del libro, che poi è quello che ci interessa.

La tomba e altri racconti dell'orrore contiene sette racconti, slegati dal suddetto ciclo di Cthulhu, ma comunque pregni di quel forte senso del terroreignoto che si respira in tutti gli scritti del maestro di Providence.

I sette racconti sono i seguenti: La tomba, Il tempio, Il divoratore di spettri, Nella cripta, I cari estinti, Due bottiglie nere, Il boia elettrico.

DI questi il più noto è proprio quello che dà il titolo alla raccolta di racconti.

Racconti che, va da sè, piaceranno certamente ai fan di Lovecraft, nonchè agli appassionati del genere orrorifico-grottesco, ma probabilmente pocoa coloro che non amano al contrario suspence, paura, orrore et similia.

A voi la scelta.

Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2010/10/la-tomba-e-altre-storie-dellorrore.html