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mercoledì 19 ottobre 2011

Folle estate: romanzo di Giulio Pinto tra ippica, calcio, polizia e criminalità...

Recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate



Folle estate è il romanzo d'esordio di Giulio Pinto, edito nel 2011 dal Gruppo Albatros Il filo

Il libro racconta l'estate di una coppia, Samuele e Silvia, tra passioni, lavoro e le loro conoscenze.

Le principali macroaree della storia sono: la polizia (lui è vicecommissario), l'insegnamento (lei è insegnante), il calcio (lui è appassionatissimo della Juventus), l'ippica (l'hobby-investimento della famiglia di lei).

Anche se poi tali campi principali sono affiancati da molti episodi secondari e marginali, legati soprattuttto a personaggi bizzarri e sui generis...

... e immancabilmente legati a qualcosa di illegale.

In effetti, Folle estate sembra più che altro un campionario di scorrettezze, illegalità e immoralità, tanto che si assiste a: corruzione di commissari d’esame, concorsi statali truccati, spacciatori non arrestati perchè figli di amici, motociclisti che vanno a 150 km all'ora non multati perchè amici, beni artistici nazionali trafugati all'estero, finanzieri corrotti, compiti d'esame fatti dai professori e passati ai propri alunni, estorsioni tra poliziotti e medici, etc.

Insomma, non ne esce un quadro particolarmente edificante, soprattutto perchè accompagnato dalla morale di fondo del libro, per cui c'è sempre qualcosa di più grave (come le stragi di stato), ragion per cui occorre occuparsi dei propri interessi senza farsi troppi problemi.

A ciò si aggiunga che il romanzo è essenzialmente banale, e non avrebbe potuto essere altrimenti a meno che non si sia grandi appassionati di ippica o della Juventus (citata ogni poche righe e per i motivi più insignificanti), e che inoltre è scritto in modo ingenuo.

Non nel senso che sia scritto in cattivo italiano, e anzi la padronanza della lingua è l'unica cosa che si salva in Folle estate, ma nel senso che è scritto da un esordiente, e si vede: uso esagerato dei punti esclamativi, molti errori e/o distrazioni (come mancate maiuscole, refusi di stampa, etc), gestione del tempo veramente scarsa (paragrafi enormi senza nessuna interruzione anche in presenza di netti salti temporali), un narratore onniscente spesso inopportuno.

Anche se a mio avviso il principale difetto del romanzo di Giulio Pinto è il senso dell'umorismo, assolutamente scarso, cosa che si riflette anche nei dialoghi, poco convincenti e ugualmente noiosi, oltre che poco credibili (altra ingenuità tipica degliscrittori esordienti: far arrivare ai lettori le informazioni che si ritengono necessarie attraverso dialoghi insensati perchè rivolti ad interlocutori che si presume le cose le sappiano già o perchè scritti in forma formale-enciclopedica). Molti dialoghi, inoltre, sono pregni di una certa fastidiosa saccenza, che dà l'idea che lo scrittore cerchi di impressionare chi legge con qualche citazione dotta su svariati argomenti: geografia, politica, medicina, zoologia, etimologia, storia, etc.. peraltro, quasi sempre da parte dello stesso personaggio, che a questo punto meriterebbe di essere affiancato alla Treccani.

Insomma, senza farla troppo lunga, e non me ne voglia l'autore, Folle estate di Giulio Pinto è a io avviso un romanzo da evitare, noioso e anzi spesso fastidioso, che potrebbe forse piacere solo agli appassionati di ippica o di illegalità miste.



Fonte della recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate

giovedì 30 giugno 2011

Akhenaton, il folle di Dio: bellissimo libro di Daniel Meurois-Givaudan...

Recensione del libro di Daniel Meurois-Givaudan Akhenaton, il folle di Dio



Due settimana fa ho pubblicato la recensione di un libro di Daniel Meurois-Givaudan, ossia L’altro volto di Gesù - Memorie di un esseno.

Posto che il libro mi è piaciuto, mi sono procurato anche Akhenaton, il folle di Dio, che per l'appunto è oggetto della recensione di oggi.

Daniel Meurois-Givaudan è un autore molto particolare: è vero che i suoi libri sono leggibili anche come semplici romanzi, ma è pure vero che egli sostiene che quanto scrive non è nient'altro che la verità storica, vista con gli occhi di chi può accedere ai cosiddetti Annali dell'Akasha, ossia il piano spirituale in cui tutto quanto mai avvenuto è fedelmente registrato.

Ecco così che Givaudan si è dedicato a "guardare" la vita di Gesù, di san Francesco, di Luigi XIV, di Akhenaton, per l'appunto, faraone vissuto circa 3500 anni fa e protagonista di una sorta di rivoluzione culturale all'epoca, sorta di messia egizio.

Il punto di vista è quello di Nagar, guaritore e insegnante convocato dallo stesso faraone Akhenaton nella nuova città di Akhetaton, costruita come nuova sede imperiale e contrapposta alla vecchia e corrotta Tebe.

L'atmosfera egizia è resa molto bene, tra i vicoli della città e gli insegnamenti spirituali, e il libro coinvolge il lettore, dimostrandosi in primo luogo un buon romanzo, e poi anche un testo importante dal punto di vista spirituale.

Certamente mi leggerò altri libri di Daniel Meurois-Givaudan...



Fonte della recensione del libro di Daniel Meurois-Givaudan Akhenaton, il folle di Dio

giovedì 26 maggio 2011

Le ultime lettere di Jacopo Ortis: hai mai letto il classico di Ugo Foscolo??

Recensione del libro di Ugo Foscolo Le ultime lettere di Jacopo Ortis



Chi legge Libri e Romanzi da un po' di tempo sa che sul blog passa davvero di tutto, dai romanzi fantasy alle commedie, fino ai classici.

Quest'oggi è per l'appunto la volta di un classico, e per la precisione di un classico italiano: Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo.

Torniamo parechio indietro nel tempo, visto che il libro è datato 1802.

Si tratta di un celebre caso di romanzo epistolare (non so, in stile Dracula di Bram stoker, per intenderci con chi avesse più dimestichezza con la narrativa fantastica...), in cui il protagonista Jacopo Ortis racconta i suoi turbamenti all'amico Lorenzo Aldegani.

Turbamenti di doppia natura: da un lato politico-militante, e dall'altro romantico-sentimentale.

Stringi stringi, è proprio quest'ultimo il focus della vicenda, col giovane veneto innamorato di Teresa, la quale lo contraccambia anche, ma sfortunatamente è già promessa sposa a Odoardo per legami familiari (ed economici).

Tutto ciò porta a un drammatico epilogo...

La capacità di Ugo Foscolo sta nell'aver coiniugato impegno politico e amor cortese, nonchè ricerca stilistica e scritto epistolare, anticipando peraltro tematiche poi care all'imminente romanticismo.

Certamente questo di Ugo Foscolo, non è il romanzo più divertente della storia, e penso che non lo rileggerò più, ma qualora non lo abbiate fatto, o qualora amiate le storie sentimental-drammatiche, potreste farci un pensierino...



Fonte della recensione del libro di Ugo Foscolo Le ultime lettere di Jacopo Ortis

martedì 1 marzo 2011

I fiumi della guerra: il sesto romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin!

I fiumi della guerra - George Martin

Recensione del romanzo di George Martin I fiumi della guerra



I fiumi della guerra è il sesto romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, dopo Il trono di spade, Il grande inverno, Il regno dei lupi, La regina dei draghi e Tempesta di spade.

Mi mancano dunque altri tre libri e poi avrò terminato quanto finora tradotto in italiano...

In questo libro la guerra per il trono di spade dei Sette Regni sembra pendere in modo deciso verso il lato dei Lannister, laddove invece gli Stark paiono sempre più in difficoltà: tra Robb, Sansa e Arya, infatti, nessuno è al sicuro, e lo stesso mezzo Stark Jon Snow ha la sua difficile guerra da combattere.

In questo sesto libro (che poi non è il sesto, visto che la Mondadori ha suddiviso ogni romanzo originale in due o tre parti) George Martin alterna come suo solito azione e diplomazia, e anzi quest'ultima è persino prevalente, con gli intrighi di palazzo che la fanno da padrone.

Tra l'altro, Martin è strepitoso nelle varie caratterizzazioni dei numerosi personaggi, nonchè nello stile dei rispettivi punti di vista, tanto che, curiosamente, si finisce per simpatizzare anche per i "cattivi" (come Tyrion il Folletto o Jaime Lannister).

In definitiva, I fiumi di guerra sono l'ennessimo ottimo episodio delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, scrittore che vi consiglio senz'altro.


Fonte della recensione del romanzo I fiumi della guerra di George Martin


martedì 25 gennaio 2011

La regina dei draghi - George Martin: il quarto libro de Le cronache del ghiaccio e del fuoco!

Dopo Il trono di spade, Il grande inverno e Il regno dei lupi, sarebbe per forza toccato anche a La regina dei draghi, il quarto romanzo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin.

Quarto si fa per dire, visto che la Mondadori ha deciso di dividere in due i libri originari di Martin... in realtà, dunque, questa è la seconda parte del secondo libro.

Ad ogni modo, anche in Italia George Martin ha conquistato schiere di lettori, e non certo per puro caso, visto che Le cronache del ghiaccio e del fuoco si rivelano libro dopo libro un affresco grandioso e coinvolgente.

Ma ecco dove eravamo rimasti: la battaglia per il trono di spade continua, con i Lannister in difficoltà, un po' per scarsa coesione interna (si veda la rivalità tra Cersei e Tyrion), un po' per l'abbondanza di nemici esterni: Robb Stark, Renly Baratheon, Stannis Baratheon, senza contare anche Daenerys Targaryen, che continua a progettare il suo "ritorno a casa".

Lo schema narrativo utilizzato da George Martin è sempre il medesimo: molti punti di vista differenti, molti personaggi, tanto principali quanto secondari, un intreccio da far invidia a una soap opera, e una straordinaria caratterizzazione tanto dei personaggi quanto dei luoghi.

Il libro l'ho divorato in pochi giorni, non a caso, pur non essendo breve.

Insomma, La regina dei draghi mi è piaciuto come i suoi predecessori, e raramente uno scrittore mi ha coinvolto a tal punto (mi vengono in mente solo Orson Scott Card, Michael Ende, la Rowling).

Insomma, il mio consiglio è quello di andare a comprarvi di corsa Le cronache del ghiaccio e del fuoco.


Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2011/01/la-regina-dei-draghi-le-cronache-del.html

martedì 18 gennaio 2011

Sui mari del fato: il secondo romanzo di Michael Moorcock della saga fantasy di Elric di Melniboné!

Dopo avere proposto la recensione di Elric di Melnibonè, il primo libro del Ciclo di Elric, dedicato da Michael Moorcock al bizzarro imperatore albino, passo al suo seguito, ossia Sui mari del fato, non prima di aver precisato che il primo romanzo mi era piaciuto sufficientemente, ma non mi aveva entusiasmato.

Peraltro, Sui mari del fato cambia protagonisti e ambientazione, vsto che si sposta dagli intrighi di palazzo di Imrryr, la capitale del regno di Melniboné, con i Cymoril e Yyrkyon, i cugini di Elric, interpreti principali, ai Regni Giovani, vecchi domini dell'impero di Elric ora però indipendenti.

I compagni di viaggio di Elric sono stavolta Smiorgan e Avan, con lo stile del libro che vira decisamente verso l'heroic fantasy più classico.

Così, a differenza di Elric di Melniboné, in questo secondo libro Michael Moorcock propone molta azione, duelli, magia, mostri di vario tipo, etc...

... tuttavia, il tutto rimane poco intrigante, e anzi piuttosto moscio.

Sarò forse io ad essere abituato da un lato alla sword and sorcery più pura di Howard, o al contrario al fantasy epico di due giganti come Eddison e Martin (rispettivamente del passato e del presente), ma rimane il fatto che Michael Moorcock mi ha un po' deluso e non ne continuerà la lettura.

Cosa che invece farò con Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin: dopo aver recensito Il trono di spade, Il grande inverno e Il regno dei lupi, difatti, passerò a tutti gli altri.

Il mio consiglio, dunque, è di leggervi questi autori piuttosto che Michael Moorcock... poi ovviamente vedete voi...


Fonte: http://libriromanzi.blogspot.com/2011/01/sui-mari-del-fato-saga-di-elric-2.html