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mercoledì 19 ottobre 2011

Folle estate: romanzo di Giulio Pinto tra ippica, calcio, polizia e criminalità...

Recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate



Folle estate è il romanzo d'esordio di Giulio Pinto, edito nel 2011 dal Gruppo Albatros Il filo

Il libro racconta l'estate di una coppia, Samuele e Silvia, tra passioni, lavoro e le loro conoscenze.

Le principali macroaree della storia sono: la polizia (lui è vicecommissario), l'insegnamento (lei è insegnante), il calcio (lui è appassionatissimo della Juventus), l'ippica (l'hobby-investimento della famiglia di lei).

Anche se poi tali campi principali sono affiancati da molti episodi secondari e marginali, legati soprattuttto a personaggi bizzarri e sui generis...

... e immancabilmente legati a qualcosa di illegale.

In effetti, Folle estate sembra più che altro un campionario di scorrettezze, illegalità e immoralità, tanto che si assiste a: corruzione di commissari d’esame, concorsi statali truccati, spacciatori non arrestati perchè figli di amici, motociclisti che vanno a 150 km all'ora non multati perchè amici, beni artistici nazionali trafugati all'estero, finanzieri corrotti, compiti d'esame fatti dai professori e passati ai propri alunni, estorsioni tra poliziotti e medici, etc.

Insomma, non ne esce un quadro particolarmente edificante, soprattutto perchè accompagnato dalla morale di fondo del libro, per cui c'è sempre qualcosa di più grave (come le stragi di stato), ragion per cui occorre occuparsi dei propri interessi senza farsi troppi problemi.

A ciò si aggiunga che il romanzo è essenzialmente banale, e non avrebbe potuto essere altrimenti a meno che non si sia grandi appassionati di ippica o della Juventus (citata ogni poche righe e per i motivi più insignificanti), e che inoltre è scritto in modo ingenuo.

Non nel senso che sia scritto in cattivo italiano, e anzi la padronanza della lingua è l'unica cosa che si salva in Folle estate, ma nel senso che è scritto da un esordiente, e si vede: uso esagerato dei punti esclamativi, molti errori e/o distrazioni (come mancate maiuscole, refusi di stampa, etc), gestione del tempo veramente scarsa (paragrafi enormi senza nessuna interruzione anche in presenza di netti salti temporali), un narratore onniscente spesso inopportuno.

Anche se a mio avviso il principale difetto del romanzo di Giulio Pinto è il senso dell'umorismo, assolutamente scarso, cosa che si riflette anche nei dialoghi, poco convincenti e ugualmente noiosi, oltre che poco credibili (altra ingenuità tipica degliscrittori esordienti: far arrivare ai lettori le informazioni che si ritengono necessarie attraverso dialoghi insensati perchè rivolti ad interlocutori che si presume le cose le sappiano già o perchè scritti in forma formale-enciclopedica). Molti dialoghi, inoltre, sono pregni di una certa fastidiosa saccenza, che dà l'idea che lo scrittore cerchi di impressionare chi legge con qualche citazione dotta su svariati argomenti: geografia, politica, medicina, zoologia, etimologia, storia, etc.. peraltro, quasi sempre da parte dello stesso personaggio, che a questo punto meriterebbe di essere affiancato alla Treccani.

Insomma, senza farla troppo lunga, e non me ne voglia l'autore, Folle estate di Giulio Pinto è a io avviso un romanzo da evitare, noioso e anzi spesso fastidioso, che potrebbe forse piacere solo agli appassionati di ippica o di illegalità miste.



Fonte della recensione del libro di Giulio Pinto Folle estate

martedì 4 ottobre 2011

Il signore delle illusioni: romanzo fantastico di Tanith Lee...

Recensione del romanzo di Tanith Lee Il signore delle illusioni



Il signore delle illusioni è il romanzo con cui la scrittrice Tanith Lee ha aperto il Ciclo dei Signori delle Tenebre, saga fantasy-fantastica che le ha dato una fama internazionale.

Proprio per la sua fama positiva ho deciso da poco di concederle un'altra chance, dopo che anni fa iniziai a leggere proprio Il signore delle illusioni, dovendo poi rinunciare per troppa noia.

Sfortunatamente, anche stavolta l'esito è stato il medesimo, appena attutito dal fatto che sono almeno riuscito a terminare il libro, comunque non lungo.

Ma andiamo a tracciare in sintesi la trama del romanzo: siamo agli albori del pianeta Terra, e su di esso, oltre agli uomini, vivono anche delle divinità, come Azharn, il signore della morte, o Chuz, il signore delle illusioni.

Intorno a loro, tutte le persone con cui giocano, visto che essi concepiscono la Terra e l'uomo come un campo da gioco su cui rivaleggiare e portare avanti una battaglia personale, al di là delle sofferenze causate alle persone.

I vari Nemdur, Jasrin, Dunizel e Zharet, in tal senso, non sono altro che pedine sulla loro scacchiera.

Il signore delle illusioni non mi è piaciuto perchè non è nè appassionante, nè divertente, nè originale nè acuto, risultando ai miei occhi solamente una serie di mini episodi collegati dal fatto che i due dei cercano di darsi fastidio a vicenda.

Insomma, il romanzo di
Tanith Lee mi ha ancora deluso, da cui la mia valutazione mediocre. Senza dubbio Tanith Lee non è l'autrice che fa per me.


Fonte della recensione del romanzo di Tanith Lee Il signore delle illusioni

martedì 6 settembre 2011

Hyperion: ecco la recensione del romanzo di fantascienza di Dan Simmons!

Recensione del romanzo di fantascienza di Dan Simmons Hyperion



Hyperion è senza dubbio il romanzo più importante di Dan Simmons, che vi ha costruito sopra il ciclo di fantascienza de I canti di Hyperion (composto anche da La caduta di Hyperion, Endymion e Il risveglio di Endymion).

Si tratta peraltro di un romanzo che ha vinto il prestigiosissimo premio Hugo.

Hyperion ha la struttura di una storia cornice (nell stile del nostrano Decamerone), e contiene le storie-autobiografie dei pellegrini diretti alle Tombe del Tempo, manufatto misterioso in cui risiede lo Shrike, semidivinità violenta e crudele che vive sul pianeta Hyperion, che a sua volta è al centro delle dispute diplomatiche tra Egemonia (l'ente politico derivato dall'Egira umana dalla Vecchia Terra, distrutta per errore), Nucleo Centrale (le intelligenze artificiali che gestiscono in modo indipendente le reti di teletrasporti tra i mondi) e Ouster (una razza umana geneticamente mutata).

Se si tratta indubbiamente di fantascienza, è pur vero che in Hyperion hanno un grande valore la componente diplomatica a livello macro e la componente psicologia a livello micro, data la convivenza forzata dei sette pellegrini: lo studioso Sol Weintraub, l’investigatrice Brawne Lamia, il padre Lenar Hoyt, , il templare Het Masteen, il colonnello Fedmahn Kassad, il poeta Martin Sileno, il console dell’Egemonia.

Dico subito due cose, positive e negative. Di positivo c'è da dire che Dan Simmons sa scrivere, tanto come potenza visiva evocativa, ma soprattutto come capacità di coinvolgere emotivamente il lettore, pur con diverse trame e sottotrame.

Di negativo c'è da dire che inizialmente si fa fatica a riconoscere i personaggi, presentati tutti assieme e in modo forse poco efficace, che sono eccessivi i riferimenti alla nostra epoca (bizzarro che 600 anni nel futuro si citeranno così tanto poeti e romanzi e compositori dei nostri secoli), e che, soprattutto, il libro non è affatto autoconclusivo, e che anzi termina proprio nel momento clou, quello dell'incontro dei sette pellegrini con lo Shrike.

Detto questo, concludo ribadendo che Hyperion di Dan Simmons è un romanzo di fantascienza di buon livello, che probabilmente ha meritato i riconoscimenti ottenuti, tanto che il ciclo de I canti di Hyperion ha già molti fan.



Fonte della recensione del romanzo di fantascienza di Dan Simmons Hyperion

mercoledì 24 agosto 2011

I Malavoglia e Giovanni Verga: non il mio genere letterario preferito...

Recensione del romanzo di Giovanni Verga I Malavoglia



Sul sito sono passati molti autori e di tanti generi, spaziando dal fantasy (ex: Alvin l’apprendista di Orson Scott Card), alla spiritualità (ex: Gli annali dell’Akasha di Daniel Meurois-Givaudan), dalla fantascienza (ex: Il segreto del dr. Hodson di David Case) ai classici (ex: Madame Bovary di Gustave Flaubert).

La recensione di oggi è dedicata proprio a un classico della letteratura, e nello specifico a un classico italiano: I Malavoglia di Giovanni Verga, il romanzo manifesto del verismo italiano, a sua volta parente del naturalismo francese.

La data de I Malavoglia è il 1882, e per l'epoco si è trattato di un testo rivoluzionario, tanto nello stile narrativo quanto nel tema di fondo.

Primo punto: il narratore si estranea dal narrato e lascia campo libero ai suoi personaggi, che si esprimono peraltro nel dialetto locale. Ne deriva una sorta di ritratto di un paesaggio, scevro dai giudizi dello scrittore.

Secondo punto: I Malavoglia è inserito all'interno del Ciclo dei Vinti (vi facevano parte anche Mastro don Gesualdo, La Duchessa di Leyra, L'onorevole Scipioni e L'uomo di lusso, questi ultimi due romanzi però mai scritti), il cui tema di fondo è il fallire dei protagonisti nel cercare di elevare la propria condizione sociale.

Nel caso dei Malavoglia (soprannome della famiglia Toscani), essi hanno cercato di cambiare il loro equilibrio di tranquilla famiglia di pescatori di un paesino siciliano (Aci Trezza), pagando caramente il loro tentativo (e curiosamente la loro barca si chiama Provvidenza, ma in questo caso porta loro decisamente meno bene della provvidenza manzoniana...).

Siamo di fronte a un romanzo importante che però il mio gusto individuale mi porta a non gradire oltremisura, laddove preferisco, sempre in tema di autori italiani, scrittori come Pirandello e Svevo.

Ciò non toglie che riconosco a Giovanni Verga un suo valore...



Fonte della recensione del romanzo di Giovanni Verga I Malavoglia

mercoledì 10 agosto 2011

Gli annali dell'Akasha: Daniel Meurois-Givaudan ci spiega cosa sono....

Recensione del libro di Daniel Meurois-Givaudan Gli annali dell'Akasha



Su Libri e Romanzi sono già passati due libri di Daniel Meurois Givaudan, e precisamente L’altro volto di Gesù e Akhenaton, il folle di Dio. Stavolta è la volta del terzo: Gli annali dell'Akasha.

La differenza tra quest'ultimo e i primi due è che il terzo è un testo di saggistica, mentre gli altri erano scritti sotto forma di romanzo... anche se poi, almeno stando al suo autore, non si trattava di romanzi ma di fatti storici.

Letteralmente storici, ossia le esatte rappresentazioni di quanto accaduto ai personaggi presi in esame, dal momento che Daniel Meurois-Givaudan ha la capacità di vedere e vivere i piani dell'Akasha, sorta di memoria spirituale ed eterna del pianeta, nella quale si può vedere qualunque cosa mai accaduta.

Ne Gli annali dell'Akasha l'autore spiega per l'appunto codesta questione, anche se le sue più che spiegazioni sono sensazioni e convinzioni personali basate sull'esperienza personale.

Esperienza che lo ha portato ad avere certe convinzioni sull'Akasha, sul prana, sul karma, sul perchè certi possono accedere al piano dell'Akasha e altri no (al quale sono accostati alcuni grandi nomi del passato, come Rudolf Steiner o Edgar Cayce), etc.

Nel complesso, Gli annali dell'Akasha è un libro breve ma interessante, che certamente potrà essere utile a chi vuole farsi un'idea più precisa della questione "viaggi nell'Akasha" sentendo la testimonianza diretta di uno dei maggiori esperti del fenomeno.



Fonte della recensione del libro di Daniel Meurois-Givaudan Gli annali dell'Akasha

lunedì 11 luglio 2011

Madame Bovary: hai letto il classico di Gustave Flaubert?

Recensione del libro di Gustave Flaubert Madame Bovary



Madame Bovary è certamente uno dei libri più gettonati tra le letture scolastiche, liceali soprattutto, tanto da rappresentare il periodo letterario del realismo-naturalismo.

In questo senso la storia di Madame Bovary ha dato a Gustave Flaubert (di cui tempo fa ho recensito anche Novembre) una fama imperitura.

Scritto nel 1856, ossia al culmine del periodo scientista.razionalista (che tuttavia anche in ambito letterario stava per cedere il passo al romanticismo), Madame Bovary rappresenta perfettamente il precedente secolo illuminista, con la sua critica per l'emotività, la borghesia, la religione.

Ecco in breve la sua trama per coloro che non l'avessero mai letto o sentito: Emma, donna giovane e piacente, sposa Charles Bovary, ufficiale sanitario di mediocre talento, ma abbastanza agiato.

Il suo desiderio per la varietàù e il divertimento, tra spese eccessive e amanti, la porterà però ad imboccare una spirale discendente, con esiti decisamente drammatici. In questo senso, l'istinto e l'emotività di Emma sono il bersaglio dello scrittore, che al contrario elogia il viver quieto e tranquillo.

I fatti di Madame Bovary peraltro sono tratti da un caso reale del tempo, quello di
Delphine Delamare.

Tornando a Gustave Flaubert, il suo merito è stato quello di raccontare con schiettezza, oltre ai fatti, anche i pensieri e i sentimenti intimi di Emma Bovary, cosa che tra le altre cose gli è valsa anche il processo per oltraggio alla morale.

Personalmente, mi è sempre piaciuto Madame Bovary, ma, come sempre, e questo vale anche per i classici (cito per esempi i nostri Verga, Pirandello, D’Annunzio), il gusto individuale fa la differenza. A voi leggerlo o rileggerlo qualora corrisponda ai vostri.



Fonte della recensione del libro di Gustave Flaubert Madame Bovary

giovedì 30 giugno 2011

Akhenaton, il folle di Dio: bellissimo libro di Daniel Meurois-Givaudan...

Recensione del libro di Daniel Meurois-Givaudan Akhenaton, il folle di Dio



Due settimana fa ho pubblicato la recensione di un libro di Daniel Meurois-Givaudan, ossia L’altro volto di Gesù - Memorie di un esseno.

Posto che il libro mi è piaciuto, mi sono procurato anche Akhenaton, il folle di Dio, che per l'appunto è oggetto della recensione di oggi.

Daniel Meurois-Givaudan è un autore molto particolare: è vero che i suoi libri sono leggibili anche come semplici romanzi, ma è pure vero che egli sostiene che quanto scrive non è nient'altro che la verità storica, vista con gli occhi di chi può accedere ai cosiddetti Annali dell'Akasha, ossia il piano spirituale in cui tutto quanto mai avvenuto è fedelmente registrato.

Ecco così che Givaudan si è dedicato a "guardare" la vita di Gesù, di san Francesco, di Luigi XIV, di Akhenaton, per l'appunto, faraone vissuto circa 3500 anni fa e protagonista di una sorta di rivoluzione culturale all'epoca, sorta di messia egizio.

Il punto di vista è quello di Nagar, guaritore e insegnante convocato dallo stesso faraone Akhenaton nella nuova città di Akhetaton, costruita come nuova sede imperiale e contrapposta alla vecchia e corrotta Tebe.

L'atmosfera egizia è resa molto bene, tra i vicoli della città e gli insegnamenti spirituali, e il libro coinvolge il lettore, dimostrandosi in primo luogo un buon romanzo, e poi anche un testo importante dal punto di vista spirituale.

Certamente mi leggerò altri libri di Daniel Meurois-Givaudan...



Fonte della recensione del libro di Daniel Meurois-Givaudan Akhenaton, il folle di Dio

mercoledì 22 giugno 2011

Il mago di campagna - Claudia Bevilacqua: romanzo a metà tra drammatico ed esoterico...

Recensione del romanzo di Claudia Bevilacqua Il mago di campagna



La recensione di oggi su Libri e Romanzi è dedicata a quello che formalmente è un romanzo, ma che presenta dei contenuti piuttosto profondi sull'esistenza, tanto che quasi potrebbe essere definito come un testo esoterico: mi riferisco a Il mago di campagna, libro scritto da Claudia Bevilacqua.

Il mago di campagna racconta la storia di Pietro, un giovane agricoltore di provincia che si trova preso tra le difficoltà della vita: le ristrettezze economiche, il duro lavoro nei campi, le dicerie popolari, una famiglia difficile, un matrimonio che non funziona, etc.

Pietro, tuttavia, ha una sensibilità particolare, che gli permetterà da un lato di essere istruito dalla strega Maddalena, e dall'altro lato di intuire e vedere in prima persona che l'esistenza è molto più di quanto non sembri a prima vista.

In tal senso, Il mago di campagna è un vero e proprio romanzo di formazione, a metà strada tra libro drammatico e libro esistenziale.

Claudia Bevilacqua è abile a tratteggiare personaggi coerenti, nonchè a dipingere un affresco sociale anch'esso credibile e vivace, nel quale il lettore non fa fatica a calarsi.

Tuttavia, è decisamente meno abile in qualcosa di più pratico, ma comunque fondamentale nella letteratura: la punteggiatura. l'uso delle virgole, in particolare, è da ritiro della patente...

Inoltre, il libro dà sempre la sensazione che sta per prendere il volo, di avere un colo in canna in più che però non viene mai esploso.

Complessivamente, comunque, Il mago di campagna di Claudia Bevilacqua è un buon romanzo.



Fonte della recensione del romanzo di Claudia Bevilacqua Il mago di campagna

lunedì 20 giugno 2011

Il risveglio del leone: ecco l'ultimo sconvolgente libro di David Icke!

Fonte dell'articolo sul libro di David Icke Il risveglio del leone



Il risveglio del leone è l'ultimo scottante libro di David Icke, certamente lo studioso di complottismo più famoso al mondo, autore di best seller ormai storici come Il segreto più nascosto, E la verità vi renderà liberi.

Anche Il risveglio del leone si presenta come un lavoro assai corposo: 800 pagine e 300 illustrazioni, a completare un'opera piuttosto ambiziosa, necessaria a sostenere una testi di fondo altrettanto ambiziosa: la luna non è un satellite naturale, bensì è stato costruito artificialmente come una sorta di grande nave spaziale, da cui gli alieni rettiliani manovrano i destini della Terra e dell'umanità...

... che in tal senso è invitata, da David Icke, a rialzarsi dalle sue ginocchia e a risvegliarsi da leone che è.

Fuor di metafora, si tratta di risvegliare il nostro potenziale sopito, e scoraggiato, per non dire vilipeso, da secoli e millenni di falsa informazione ai nostri danni.

Con Il risveglio del leone siamo dunque a metà strada tra Matrix e The Truman show, film che non a caso spesso sono stati avvicinati alla vera realtà delle cose, con David Icke che riesce e sorprendere come sempre, con tesi che sulle prime sembrano storielle, ma che poi, al seguito di un ricco apparato di prove e indizi, non paiono più così divertenti...

A chi volesse procedere, buona lettura de Il risveglio del leone.



Fonte dell'articolo sul libro di David Icke Il risveglio del leone

giovedì 16 giugno 2011

L'altro volto di Gesù - Memorie di un esseno - Anne e Daniel Meurois-Givaudan: un libro importante?

Recensione del libro L'altro volto di Gesù - Memorie di un esseno, di Anne e Daniel Meurois-Givaudan



L'altro volto di Gesù - Memorie di un esseno, di Anne e Daniel Meurois-Givaudan è un romanzo decisamente particolare.

Certo, tecnicamente è un romanzo, visto che ha personaggi protagonisti, dialoghi, eventi, un'ambientazione, etc.

Però non ci vuole molto a capire (beh, basta il titolo in realtà...) che si tratta di un'ambientazione storica, con personaggi piuttosto famosi: nientemeno che Gesù e i suoi discepoli.

Il tutto è narrato dal punto di vista di due dei suoi più stretti seguaci, Simone e Myriam, esseni tanto quanto Gesù, ossia facenti parte di un popolo erede di verità e tradizioni spirituali molto elevate.

Tutto questo è frutto della capacità dei due autori di leggere gli "annali dell'Akasha", ossia il piano spirituale in cui è registrato tutto quanto mai avvenuto (capacità che affermavano di avere anche altri famosi personaggi, come Edgar Cayce e Rudolf Steiner).

Ergo, quanto narrato in L'altro volto di Gesù - Memorie di un esseno non sarebbe nient'altro che la verità, ossia quanto successo realmente a quel tempo.

Devo dire che a me il libro è piaciuto su entrambi i versanti: quello della narrazione e quello più spirituale. Poi, che ognuno legga L'altro volto di Gesù - Memorie di un esseno di Anne e Daniel Meurois-Givaudan e si faccia una propria idea.



Fonte della recensione del libro L'altro volto di Gesù - Memorie di un esseno, di Anne e Daniel Meurois-Givaudan

mercoledì 8 giugno 2011

Il castello d'acciaio: divertentissimo romanzo fantasy di Lyon Sprague De Camp!

Recensione del romanzo fantasy di Lyon Sprague De Camp Il castello d'acciaio



Il castello d'acciaio è l'ennesimo libro di Lyon Sprague De Camp che propongo su Libri e Romanzi, dopo i vari L'anello del tritone, L’abisso del passato, La torre di goblin, Jorian di Iraz, Il re non decapitato.

A differenza degli altri, tuttavia, questo è stato scritto a quattro mani con Fletcher Pratt, altro scrittore noto per la sua sinergia tra fantastico-fantasy e umoristico.

Si tratta di una sinergia che personalmente trovo molto gradevole e divertente, anche se queto, va da sè, dipende dai gusti individuali.

In questo genere, comunque, Lyon Sprague De Camp è quasi imbattibile: personaggi interessanti, eventi coinvolgenti, tanti spunti e storie secondarie, ritmi rapidi e divertimento assicurato.

Il castello d'acciaio si suddivide in tre parti, L’incantatore incompleto, Il castello di Atlante e Il muro dei serpenti, e pur essendo un libro piuttosto corposo si legge abbastanza in fretta.

Esso racconta la storia di Harold Shea, un giovane che, annoiato dalla propria vita, desidera trovarsi in un mondo più avventuroso ed eccitante... e il suo desiderio incredibilmente diventerà realtà.

Come detto, tanti spunti e umorismo a go go, per un libro che piacerà certamente, oltre che ai fan di Lyon Sprague De Camp, anche a coloro che hanno apprezzato anche i vari Dominic Barker, Fritz Leiber e Terry Pratchett.



Fonte della recensione del romanzo fantasy di Lyon Sprague De Camp Il castello d'acciaio

martedì 31 maggio 2011

La decima illuminazione: ecco il seguito de La profezia di Celestino di James Redfield!

Recensione del libro La decima illuminazione di James Redfield


La decima illuminazione è il seguito del celeberrimo La profezia di Celestino, il romanzo che ha dato a James Redfield un un grande successo nonchè la fama di importante scrittore di genere spirituale.

La profezia di Celestino difatti univa in modo sapiente una narrazione avventurosa con dei contenuti importanti di tipo evolutivo-spiritual-energetico, oggetto delle nove illuminazioni descritte.

La decima illuminazione, va da sè, ne è il naturale prosieguo, e lo schema è sempre lo stesso: grazie a una serie di coincidenze-sincronicità appaiono personaggi, luoghi ed eventi che portano il protagonista un po' più avanti nella strada della crescita personale.

Avevo da anni La decima illuminazione, ma non lo avevo mai letto, non so perchè, e questo nonostante La profezia di Celestino mi fosse piaciuto parecchio.

Avevo fatto bene,comunque, visto che La decima illuminazione mi ha piuttosto deluso: dal punto di vista narrativo ha meno appeal del suo predecessore, mentre da quello dei contenuti si presenta decisamente più povero.

Anzi, la mia sensazione, per farla breve, è che James Redfield avrebbe potuto o evitarsi La decima illuminazione o comunque inglobarla in modo più sintetico in un altro romanzo successivo.

Come detto, a mio avviso siamo molto lontani da La profezia di Celestino.


Fonte della recensione del libro di James Redfield La decima illuminazione

giovedì 26 maggio 2011

Le ultime lettere di Jacopo Ortis: hai mai letto il classico di Ugo Foscolo??

Recensione del libro di Ugo Foscolo Le ultime lettere di Jacopo Ortis



Chi legge Libri e Romanzi da un po' di tempo sa che sul blog passa davvero di tutto, dai romanzi fantasy alle commedie, fino ai classici.

Quest'oggi è per l'appunto la volta di un classico, e per la precisione di un classico italiano: Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo.

Torniamo parechio indietro nel tempo, visto che il libro è datato 1802.

Si tratta di un celebre caso di romanzo epistolare (non so, in stile Dracula di Bram stoker, per intenderci con chi avesse più dimestichezza con la narrativa fantastica...), in cui il protagonista Jacopo Ortis racconta i suoi turbamenti all'amico Lorenzo Aldegani.

Turbamenti di doppia natura: da un lato politico-militante, e dall'altro romantico-sentimentale.

Stringi stringi, è proprio quest'ultimo il focus della vicenda, col giovane veneto innamorato di Teresa, la quale lo contraccambia anche, ma sfortunatamente è già promessa sposa a Odoardo per legami familiari (ed economici).

Tutto ciò porta a un drammatico epilogo...

La capacità di Ugo Foscolo sta nell'aver coiniugato impegno politico e amor cortese, nonchè ricerca stilistica e scritto epistolare, anticipando peraltro tematiche poi care all'imminente romanticismo.

Certamente questo di Ugo Foscolo, non è il romanzo più divertente della storia, e penso che non lo rileggerò più, ma qualora non lo abbiate fatto, o qualora amiate le storie sentimental-drammatiche, potreste farci un pensierino...



Fonte della recensione del libro di Ugo Foscolo Le ultime lettere di Jacopo Ortis

venerdì 20 maggio 2011

Alvin l'apprendista: ecco l'ultimo romanzo di Orson Scott Card che ho letto...

Recensione del romanzo di Orson Scott Card Alvin l'apprendista



Alvin l'apprendista è il terzo romanzo del ciclo di Alvin il Costruttore di Orson Scott Card, uno dei miei scrittori preferiti, di cui non a caso ho letto già una decina di libri.

Dunque conosco abbastanza bene Orson Scott Card, eppure lo scrittore riesce sempre a sorprendermi: in questo caso, per esempio, dopo aver cambiato ambientazione e genere da Il settimo figlio a Il profeta dalla pelle rossa, ricambia nuovamente tutto quanto con Alvin l'apprendista.

Card è uno scrittore che utilizza frequenti balzi temporali, di anni (come nel caso di Alvin l'apprendista), di decenni (si veda la saga di James Worthing) o di secoli (per questo si veda la saga di Ender Wiggins), ed è così che ci ritroviamo con Alvin ormai giovane uomo, ora alle prese con l'apprendistato presso il fabbro Makepeace... nonchè con le lezioni dell'enigmatica maestra Larner (Card spesso dà i nomi in base ai mestieri, ai caratteri o ai destini dei personaggi).

In Alvin l'apprendista Alvin Miller torna ad essere il personaggio centrale delle vicende, laddove nel secondo romanzo del ciclo era stato affiancato da un paio di altri personaggi, stavolta completamente assenti.

Tali balzi di tempo, luogo e personaggi da un lato sono giostrati con maestria, ma dall'altro dispiacciono, visto che, data la bravura di Orson Scott Card nel caratterizzare le ambientazioni e i personaggi, quando cambia lo scenario se ne sente la mancanza.

Ad ogni modo, di mio ho preferito Alvin l'apprendista al libro precedente, ossia Il profeta dalla pelle rossa. Ma magari è un gusto personale: la bravura do O.S. Card non è in discussione, e non a caso si tratta di uno scrittore che ha vinto numerosi premi.



Fonte della recensione del romanzo di Orson Scott Card Alvin l'apprendista

giovedì 12 maggio 2011

Il segreto del dr. Hodson - David Case: discreto romanzo di fantascienza d'avventura...

Recensione del romanzo di David Case Il segreto del dr. Hodson



Il segreto del dr. Hodson è uno dei primi libri di David Case, uno scrittore americano poco conosciuto in Italia, che ho conosciuto per puro caso anni fa, visto che questo suo romanzo fu pubblicato nella collana de Il fantastico economico classico della Newton Compton (quei libri bianchi venduti a 1.000 lire ormai secoli fa!).

Si tratta di un romanzo di fantascienza avventurosa con qualche venatura orrorifica.

Ecco in sintesi la trama de Il segreto del dr. Hodson: uno spregiudicato scienziato, Hubert Hudson, in gran segreto e in una zona di montagna praticamente disabitata sta portando avanti un altrettanto spregiudicato esperimento, sul quale Arthur Brookes vuole assolutamente fare luce...

Il segreto del dr. Hodson è scorrevole e facile da leggere, risultando intrigante e abbastanza avvincente. Come detto, oscilla tra fantastivo e avventura, con qualche elemento di paura. Tra parentesi, esso è, a parere dello stesso scrittore, una delle sue migliori opere.

Gli appassionati di fantascienza avevnturosa troveranno nel libro di David Case pane per il loro denti.


Fonte della recensione del romanzo Il segreto del dr. Hodson, di David Case

mercoledì 4 maggio 2011

Il profeta dalla pelle rossa: Orson Scott Card colpisce ancora...

Recensione del romanzo di Orson Scott Card Il profeta dalla pelle rossa



Il profeta dalla pelle rossa è il seguito de Il settimo figlio, libro con cui Orson Scott Card ha aperto il ciclo di Alvin il Costruttore (o Alvin l'Apprendista).

Si tratta di un ciclo letterario sui generis rispetto alla tipica produzione di Card, che, pur oscillando tra fantasy e fantascienza, di solito ambienta i suoi romanzi in mondi e società completamente inventate.

Stavolta, invece, siamo di fronte a un caso di ucronia, sarebbe a dire di storia alternativa: Il settimo figlio, così come poi Il profeta dalla pelle rossa, sono difatti ambientati negli Stati Uniti di un paio di secoli fa, ma non negli Stati Uniti come li abbiamo conosciuti noi, ma come sarebbe stato secondo un'evoluzione storica alternativa... con tanto di magia e talenti particolari, fatto che, pur se ambientato in un contesto storicizzato, rende il ciclo di Alvin il Costruttore una saga fantasy.

Se nel primo romanzo eravamo di fronte al piccolo Alvin e ai problemi della sua famiglia, con questo secondo libro siamo viceversa alle prese con gli scontri tra l'uomo bianco e l'uomo rosso, nonchè tra gli americani e i francesi (i quali hanno inviato sul posto niente meno che Napoleone!).

Ecco che, oltre al giovanissimo Alvin, sono protagonisti della storia anche i due pellerossa Ta-Kumsaw e Lolla-Wossiky.

Si cambia così ambientazione e anche genere, in pieno stile Card, scrittore sempre pronto a riservarci delle sorprese.

Personalmente, ho preferito Il settimo figlio a questo Il profeta dalla pelle rossa, ma magari è anche un gusto personale legato alla mia passione per gli "episodi uno" (tra gli altri casi similari mi vengono in mente Ender ed Harry Potter); rimane il fatto che chiunque abbia apprezzato O. S. Card in uno dei suoi numerosi libri, lo apprezzerà probabilmente anche in questa saga.



Fonte della recensione del romanzo di Orson Scott Card Il profeta dalla pelle rossa

mercoledì 13 aprile 2011

L'ombra della profezia: l'ultimo libro delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin!

Recensione del romanzo L'ombra della profezia di George Martin



L'ombra della profezia è l'ultimo libro disponibile delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin, il ciclo epico-fantasy che tanti ammiratori ha conquistato in tutto il mondo, e che deve ancora vedere la fine.

Per la precisione, L'ombra della profezia è il nono libro pubblicato in Italia, dopo Il trono di spade, Il grande inverno, Il regno dei lupi, La regina dei draghi, Tempesta di spade, I fiumi di guerra, Il portale delle tenebre, Il dominio della regina, anche se è da dire che l l'editore italiano, la Mondadori, ha deciso di suddividere i romanzi originali di Martin in diverse parti, generando inevitabilmente dei libri parziali (scelta molto discutibile, in effetti).

Ad ogni modo, sta di fatto che in questo libro George Martin si concentra su alcuni dei suoi personaggi principali, e sarebbe a dire Brienne di Tarth, Sansa Stark, Cersei Lannister, Jaime Lannister, Samwell Tarly.

Dunque quelli rimasti ad Approdo del Re, la capitale del regno, con l'intenzione di dedicare agli altri ( Daenerys Targaryen, Tyrion Lannister, Jon Snow, Stannis Baratheon, etc) il prossimo volume.

Come ho sottolineato nelle recensioni degli ultimi libri de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, ho avuto la sensazione che essi fossero meno brillanti e trascinanti dei loro predecessori, forse per via di una trama meno interessante, oppure perchè molti dei personaggi principali, tra cui anche svariati punti di vista, sono stati spazzati via, essendo stati sostituiti da personaggi al contrario meno interessanti.

Ma rimane il fatto che Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono uno dei cicli che ho letto con più piacere in assoluto, e che raramente uno scrittore mi ha catturato così come ha fatto George Martin (tra i pochi altri ricordo Isaac Asimov, Orson Scott Card, Michael Ende, J.K. Rowling).

Insomma, da parte mia non posso che consigliarvi Le cronache del ghiaccio e del fuoco e George Martin...



Fonte della recensione del romanzo L'ombra della profezia di George Martin

giovedì 7 aprile 2011

Tito di Gormenghast: sorprendente romanzo di Mervyn Peake!

Recensione del romanzo di Mervyn Peake Tito di Gormenghast



Tito di Gormenghast è il primo dei tre libri scritti da Mervyn Peake e dedicati per l'appunto al ciclo di Gormenghast; gli altri due sono Gormenghast e Via da Gormenghast.

Si tratta di un autore e di un libro inseriti sovente nella categoria del fantasy, oppure della letteratura per ragazzi, ma che di fatto non sono nessuna delle due cose.

Di fantasy non c'è difatti nulla, di fantastico neppure... per quanto per tutte le cinquecento pagine del libro aleggi un'atmosfera surreale, un po' per lo scenario molto ristretto (tutto si svolge nel castello di Gormenghast e nei suoi dintorni), un po' per i personaggi bizzarri, tanto caricaturati quanto bene caratterizzati.

Per questa atmosfera surreale alcuni accostano Peake al genere gotico, ma a conti fatti Tito di Gormenghast ha più il passo della commedia.

E della commedia brillante, devo dire, soprattutto per via di un lessico incredibilmente ricco e composito, oltre che assai originale (leggere i dialoghi di alcuni personaggi è uno spettacolo).

Tra le altre cose, Tito di Gormenghast non ha una trama vera e propria, non ha un'introduzione o una conclusione, ma si limita ad accompagnare i suoi protagonisti (Ferraguzzo, il dottor Floristrazio, Fucsia, il conte Sepulcrio, mamma Stoppa, Sugna, Lisca, etc) per un tratto di strada, come se ci si trovasse lì per caso e si assistesse a uno spettacolo naturale.

In tal senso, il libro sembra più un dipinto, un'istantanea di un certo panorama... e forse non è un caso che Mervyn Peake fosse anche pittore e illustratore.

In definitiva, Tito di Gormenghast mi è proprio piaciuto, e lo consglio senza dubbio agli amanti delle atmosfere surreali e della prosa molto barocca e ricca.



Fonte della recensione del romanzo di Mervy Peake Tito di Gormenghast

martedì 29 marzo 2011

Il dominio della regina: l'ottavo romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George Martin!

Recensione del romanzo fantasy di George Martin Il dominio della regina



Il dominio della regina è l'ottavo romanzo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, saga epica-fantasy di George Martin.

Anche se è l'ottavo per modo di dire, visto che l'editore italiano ha scelto di suddividere i romanzi originali in diversi libri, che dunque presentano narrazioni interrotte all'improvviso o comincianti "in medias res".

Ma torniamo a Il dominio della regina, facendo il punto della trama: nonostante la morte del giovane re Jeoffrey e del reggente suo nonno Tywin Lannister, per i leoni di Lannister le cose sembrano mettersi bene, soprattutto grazie alle alleanze con le case di Alto Giardino e Dorne.

I pretendenti al Trono di spade peraltro sono morti (Renly Baratheon, Robb Stark, Balon Greyjoy) oppure troppo lontani per costituire un pericolo (Stannis Baratheon, Daenerys Targaryen).

Purtuttavia, le alleanze mutano rapidamente, e non è tutto rose e fiori per Cersei Lannister e famiglia.

In questi ultimi due libri, peraltro, George Martin ha introdotto nuovi personaggi principali e nuove ambientazioni, forse anche per sopperire alle carenze delle stesse dovute a morti di altri personaggi (con Martin nessun personaggio può ritenersi al sicuro, neanche i "buoni"), ma la mia impressione è che i cambi non abbiano giovato a questo nuovo episodio delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, e difatti Il dominio della regina è il romanzo della serie che mi è piaciuto di meno.

Ma forse ciò dipende anche dalla bizzarra suddivisione decisa dalla Mondadori, che spezzetta forzatamente la lettura di quelli che altrimenti sarebbero stati un romanzo unico.

Ad ogni modo, George Martin è in ogni caso un o scrittore di livello, come di livello sono le sue Cronache del ghiaccio e del fuoco, che terminerò, almeno per quanto riguarda i libri pubblicati in Italia, con il nono della serie, ossia L’ombra della profezia.



Recensione del romanzo fantasy di George Martin Il dominio della regina


martedì 22 marzo 2011

L'amore qualunque cosa significhi - David Baddiel: romanzo all'altezza di E' ora di dormire?

Recensione del romanzo di David Baddiel L'amore qualunque cosa significhi




L'amore qualunque cosa significhi è il secondo libro di David Baddiel che leggo, e sono arrivato al secondo perchè il primo, È ora di dormire, mi era piaciuto immensamente, trattandosi di una commedia ironica, brillante e divertente come poche, una sorta di I love shopping al maschile.

Proprio per questo mi attendevo molto da questo secondo libro di David Baddiel, rimanendone però deluso in buiona parte.

Difatti, al contrario del suo predecessore, L'amore qualunque cosa significhi muta decisamente genere, spostandosi sul sentimentale-drammatico.

Certo, c'è qualche inserto ironico, anche perchè Baddiel l'ironia ce l'ha nel sangue, ma il genere complessivamente parlando è molto differente, e anzi nel finale sfocia addirittura nel dramma.

Da un lato il mio biasimo va allo scrittore, che abbandona un genere in cui è molto bravo per approdare in uno in cui al contrario lo è assolutamente di meno, ma soprattutto va alla casa editrice che ha confezionato un prodotto in modo ingannatorio, presentandolo come la commedia vivace che non è.

Ecco comunque in breve la trama di L'amore qualunque cosa significhi: Joe ed Emma sono due giovani sposati da qualche anno, ma il loro amore, in passato perfetto, pare essersi involuto, tanto che Emma comincia una relazione con Vic, il migliore amico di Joe... il quale a sua volta finirà nel letto di Tess, la ragazza di Vic...

I quattro intrecceranno i loro destini in modi assolutamente imprevedibili... e non molto allegri peraltro.

Come detto, se da un lato ho adorato E' ora di dormire, dall'altro riconosco a L'amore qualunque cosa significhi una sua ragion d'essere, per quanto non lo avrei letto sapendo il suo vero genere. Se qualcuno tuttavia gradisce i drammi umani venati di un humor un po' cinico e dissacrante potrà certamente apprezzare questo libro di David Baddiel.




Fonte della recensione del romanzo di David Baddiel L'amore qualunque cosa significhi